Cookie Policy L’eredità: I shin den shin, “da cuore a cuore”. - KarateDo Magazine
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L’eredità: I shin den shin, “da cuore a cuore”.

Nove medaglie per la Nazionale dell’ISI asd di ritorno dal WSKA 2019 in Portogallo. Doppia soddisfazione per Nicola Bianchi per il bronzo a squadre e per allievo Alessandro Bindi medaglia di bronzo nel kata cadetti.

È stata la città di Odivelas, distretto di Lisbona in Portogallo, a ospitare l’edizione numero 15 dei Campionati Mondiali della WSKA (World Shotokan Karate Association) che si sono svolti dal 20 al 22 settembre 2019 e dove la nazionale italiana dell’Istituto Shotokan Italia asd, nata da una costola dell’Ente Morale per la parte sportiva, è rientrata dalla trasferta continentale con 7 medaglie, di cui 4 d’argento e 3 di bronzo, e il 9° posto nella classifica per nazioni, in un mondiale vinto dalla Russia, che chiude con 24 medaglie di cui 9 d’oro, seguita da USA e Inghilterra.
Abbiamo centrato il nostro obiettivo – ha sottolineato il presidente nazionale dell’Isi asd Rino Campini ovvero quello di fare bene. Siamo partiti con una nazionale forte, con 18 componenti, gareggiato con un gruppo relativamente giovane nelle specialità di kata e di kumite. Non posso che essere soddisfatto di questa nazionale che ha confermato la validità tecnica della scuola del karate tradizionale del Maestro Hiroshi Shirai portando a casa dei risultati tutt’altro che scontati visto l’alto livello tecnico delle altre nazioni. Ora prepariamo la trasferta europea di Cadiz in Spagna, in programma dal 22 al 24 novembre, dove incontreremo di nuovo la forte squadra della Russia”.

Non è certamente un mondiale da buttare, anzi, a ogni gara i ragazzi fanno esperienza e crescono.— M° Silvio Campari

I RISULTATI
Secondo posto per la giovane squadra di kata maschile juniores composta da Alessandro Bindi, Alberto Rocchetti e Vittorio Prin Clari; per la squadra di kata seniores femminile con Annalisa Casini, Giulia Gabrieli e Francesca Re; per la squadra di kata seniores maschile con Nicola Bianchi, Francesco Federico e Francesco Rocchetti e per Francesco Federico nel kata individuale maschile seniores.
Le medaglie di bronzo arrivano da Annalisa Casini nel kata individuale femminile seniores, dal giovanissimo Alessandro Bindi nel kata maschile cadetti e dalla squadra di kumite maschile juniores, terza a pari merito, composta da Sergio Pretta, Kevin Ghiozzi, Marco Babbini, Abouba Kone ed Elio Mastrofrancesco.
Si fermano, dopo aver battuto la Danimarca, nell’incontro contro la Russia, visto che nel regolamento della WSKA non è previsto ripescaggio, gli atleti della squadra di kumite maschile seniores composta dai veterani Fabio Cuscona, Matteo Cuscona, Stefano Zanovello e Simone Romani.

LE CONSIDERAZIONI DEI COACH
Unico rammarico per il coach Pasquale Acri, allenatore delle squadre azzurre di kata, non aver portato a casa la medaglia del metallo più prezioso.
“Sono molto soddisfatto del comportamento dei ragazzi e del numero di medaglie che abbiamo portato a casa, anche se effettivamente un po’ di rammarico c’è per la mancanza della medaglia d’oro. Guardando nell’insieme, quattro argenti e due bronzi con atleti contati per fare sette competizioni, di cui sei sono saliti sul podio lottando anche loro quattro volte per la medaglia d’oro, sono certamente numeri che ci gratificano e non ho nulla da rimproverare loro”.

Ottima la prestazione delle squadre seniores che, per entrare in finale, hanno calato un bis di kata molto tecnici e in finale si aggiudicano entrambe le medaglie d’argento con unsu e gojushiho sho.
“In campo femminile la medaglia d’argento è arrivata dietro alla squadra della Germania che ha schierato atlete che partecipano anche ai campionati della WKF e in campo maschile abbiamo incontrato i russi confermando che in entrambe le categorie abbiamo un ventaglio di atleti seniores che hanno la potenzialità per arrivare in finale”.

Due medaglie importanti arrivano anche nell’individuale con Francesco Federico secondo ed Annalisa Casini terza.
“Francesco Federico è entrato praticamente in corsa a far parte del gruppo all’europeo dell’anno scorso dopo l’infortunio di Alessandro Mezzena in allenamento. È un atleta relativamente giovane, ma che porta a casa l’argento nell’individuale, con la conferma di Annalisa Casini che dopo la conquista del titolo mondiale lo scorso anno giunge terza con tutti gli onori del caso, disputando un’ottima gara, anche se non avrebbe sfigurato su un gradino più alto del podio. Diverso il discorso per le prestazioni individuali con i seniores Nicola Bianchi e Francesco Rocchetti arrivati alla semifinale, con Nicola quinto e Francesco ottavo, mentre in campo femminile Giulia Gabrieli è finita in semifinale di poule”.

Poche soddisfazioni, invece, sul versante del kumite, ma per chi conosce il regolamento Wska e ha gareggiato a livello internazionale sa quanto, in questo tipo di competizione dove non c’è il ripescaggio, la differenza non la fa solo l’esperienza. Ma il coach Silvio Campari, allenatore della nazionale di kumite, è soddisfatto delle prestazioni dei suoi ragazzi.
“La medaglia dei giovani mi rallegra e mi fa sperare per un prossimo futuro. Diverso, invece, il discorso per i seniores: per chi ha un minimo di cultura di competizioni internazionali sa che questo tipo di gara è molto difficile soprattutto quando si affronta al secondo incontro una fortissima squadra russa (che vincerà il mondiale) composta al 90% da atleti professionisti e appartenenti ai corpi militari che si allenano tutti i giorni, tutto l’anno, e che hanno decisamente una marcia in più e che se si vince un mondiale, l’anno successivo è difficile ripetere la stessa prestazione tecnica. Questo comunque ci dà lo stimolo per arrivare più preparati all’europeo Eska di Cadiz e al prossimo mondiale. Stiamo lavorando molto sui giovani per arrivare al 2021 con una squadra già formata e dove ci sono già certe delle belle individualità come Sergio Pretta e Kevin Ghiozzi negli juniores, e i debuttanti Marco Babbini ed Elio Mastrofrancesco. Tutti gli juniores hanno dimostrato di saper combattere già bene, così come i seniores con una squadra già collaudata e formata dai veterani Fabio Cuscona, Matteo Cuscona e Stefano Zanovello che non dimentichiamo aver vinto il primo incontro per 5 a 0 con la Danimarca. Non è certamente un mondiale da buttare, anzi, a ogni gara i ragazzi fanno esperienza e crescono, incontro dopo incontro. Certo, da allenatore sono andato per vincere, ma devo dire che per me la vittoria c’è stata lo stesso con i ragazzi che si sono comportati bene, perché in ogni situazione ci mettono il cuore, ovunque e in diverse condizioni”.

Un podio importante anche per Annalisa Casini che centra la finale mondiale aggiudicandosi la medaglia di bronzo.
Annalisa, dopo l’oro al mondiale di Treviso, arriva il terzo posto in Portogallo, in una gara dove nulla è mai scontato e dove i “toscani” hanno portato un valore aggiunto alla squadra?
“Ci sentiamo come una vera famiglia, tutti insieme: io, Nicola Bianchi, Francesca Re e ora anche Alessandro Bindi, ma tutti abbiamo cucito sul petto il tricolore e rappresentiamo tutti l’Italia e la scuola del Maestro Shirai. Essere una famiglia per noi significa proprio incarnare i valori del karate tradizionale e, come dicevi prima, proprio “dal mio cuore al tuo cuore”. In palestra mi alleno con il Maestro Mauro Gori, con Nicola e anche con Mirko Saffiotti che quando può ci è sempre vicino, ci dà sempre i consigli giusti data la sua grande esperienza in campo internazionale e ci fidiamo l’uno dell’altro. Vedere crescere i nostri bambini, con l’arrivo di volti nuovi ogni anno, e iniziare a praticare questa disciplina che per noi è la nostra vita è una grande soddisfazione. Cerchiamo di essere un esempio per loro e di ricordargli che, con allenamento e sacrificio, possono arrivare dove siamo noi ora. Alessandro è l’esempio più lampante: plasmi un bambino come se fosse tuo figlio, ci passi tanto tempo insieme, ti sacrifichi con lui allenandoti almeno due ore tutti i giorni e poi lo vedi sul podio mondiale alla sua prima esperienza in nazionale. Nel karate si creano legami importanti, dentro e fuori dal tatami, anche nella vita di tutti i giorni. Per me questa è la famiglia anche perché, purtroppo, nel nostro sport non c’è molta risonanza mediatica e noi lo facciamo perché ci crediamo e questa secondo me è la nostra forza: questi sono i valori che vogliamo portare avanti, quelli della famiglia, dell’amicizia, dello spirito di sacrificio e della tradizione”.

Tutti abbiamo cucito sul petto il tricolore e rappresentiamo tutti l’Italia e la scuola del Maestro Shirai.— Annalisa Casini

QUANDO L’ALLIEVO GAREGGIA CON IL SUO ISTRUTTORE
Molte sono le medaglie provenienti “da una sola famiglia”: quella degli atleti della Toscana con Alessandro Bindi, Annalisa Casini, Nicola Bianchi e Francesca Re tutti a podio nel kata. I quattro atleti viareggini, infatti, si mettono al collo sette medaglie, sia nel kata individuale che in quello a squadre, con Nicola Bianchi che tocca il cielo con un dito per aver portato il “suo” allievo – che sul suo profilo Facebook chiama affettuosamente “saetta” – Alessandro Bindi non solo in trasferta con la nazionale, ma a raggiungere il terzo posto nel suo primo mondiale.
Nicola, questo importante risultato è per te una sorta di passaggio di testimone fra allievo e insegnate?
“Alessandro ha seguito le mie orme ed è uno dei miei allievi più promettenti. Il nostro è un rapporto costruito nel tempo e che si è consolidato crescendo insieme. Alessandro ha iniziato a fare karate da bimbo con un istruttore della mia palestra ed è entrato nel gruppo degli agonisti che io curo da qualche anno. È sempre stato uno degli allievi più bravi e diligenti, sempre puntuale e attento allenandosi tantissimo. Ha importanti doti fisiche che sa coniugare con una testa ben piantata sul collo e non è facile vedere un ragazzo di soli 16 anni così determinato non tirarsi mai indietro, sacrificio dopo sacrificio. Ha una grande forza d’animo e non è mai sazio di imparare”.

Un terzo posto mondiale alla prima convocazione in azzurro è un risultato certamente inaspettato…
“Sono molto contento del risultato che il mio allievo ha ottenuto. Ci eravamo prefissati, essendo la sua prima gara internazionale, l’obiettivo di arrivare in semifinale. Ma ci siamo sbagliati entrambi: non solo ha centrato la qualificazione negli 8, ma addirittura è arrivato alla medaglia di bronzo dimostrando una grande maturità visto che, fra la prova individuale e quella a squadre, ci sono state di mezzo anche le premiazioni: è rimasto lucido e concentrato fino alla fine, dando il massimo anche nella finale a squadre. Questo è un altro pregio che voglio riconoscergli”.
Per quanto riguarda la tua finale a squadre con Francesco Rocchetti e Francesco Federico cosa puoi dirci?
“Ce la siamo giocata tutta e tutti, anche nelle prove individuali, con la Russia in tutte le categorie, sia in campo maschile che in quello femminile. Certamente la compagine russa è fra le squadre più forti del panorama internazionale: sarà la squadra da battere che incontreremo anche al prossimo europeo ESKA, ma noi ci impegneremo al massimo per ribaltare il risultato. Va bene così, accettiamo il podio senza riserva”.
E sulle prove individuali?
“Nel kata individuale da atleta posso dire che Francesco Federico continua a confermarsi uno degli atleti più giovani e forti del panorama internazionale, una considerazione che ho fatto anche con Alessandro Bindi al quale ho detto di prenderlo come esempio. Per quanto mi riguarda ho ancora diverse cartucce da sparare fino alla Coppa Shotokan anche se ormai sono il “vecchietto” della squadra. Sto guardando avanti, come è giusto che sia, e a 35 anni con alle spalle gare su gare, nazionali e internazionali e tanti successi, vedere dei giovani forti e promettenti avvicinarsi alla nazionale, così come avere la soddisfazione di potervi portare i propri allievi, mi dà quella spinta in più per affrontare, se sarà necessario, il passaggio da agonista a non agonista-istruttore. Trovo che sia un passaggio naturale e giusto cedere il passo ai giovani sapendo che il proprio percorso è servito loro da esempio per fare di più e si spera anche meglio. D’altra parte noi facciamo karate tradizionale ed è fisiologico passare il testimone a una certa età per pensare a un karate più maturo, più pratico a livello interiore, e non solo rivolto alla prova fisica dal punto di vista sportivo e agonistico, perché nel karate tradizionale non ci sono solo obiettivi materiali da raggiungere, ma ben altro”.

Alessandro Bindi, invece, è il più giovane della cucciolata italiana: già campione italiano della categoria cadetti a soli 16 anni ha centrato il primo podio mondiale della sua giovane carriera.
Alessandro, una convocazione in nazionale inaspettata la tua?
“Faccio parte del gruppo degli azzurrabili già dallo scorso anno, ma l’emozione è stata grandissima quando sono stato chiamato dal Maestro Pasquale Acri per allenarmi in vista del mondiale con la squadra giovanile: tutti e tre, io e i miei compagni Alberto Rocchetti e, il veterano della squadra, Vittorio Prin Clari, eravamo molto contenti. A 16 anni essere fra gli azzurri che partecipano a una competizione così importante in uno sport che ti piace ed è la tua vita certamente è una fortissima emozione, unita a un’enorme soddisfazione, al pari di un giocatore di calcio che viene chiamato in Serie A”.
Un terzo posto nell’individuale e un secondo a squadre alla tua età non sono cosa da poco.
“Sono indubbiamente due medaglie importanti e tutt’ora faccio ancora fatica a realizzare che abbiamo portato a casa un risultato così importante, anzi, due. Il mio obiettivo era puntare al massimo, ma certamente non mi aspettavo di partire così forte subito alla prima esperienza in campo internazionale. Un traguardo di cui certamente vado fiero, ma che è solo un traguardo di partenza per me e per il mio istruttore Nicola Bianchi”.

A 16 anni essere fra gli azzurri che partecipano a una competizione così importante … è un’enorme soddisfazione, al pari di un giocatore di calcio che viene chiamato in Serie A.— Alessandro Bindi

Da quello che si è visto fuori dal tatami il tuo rapporto con Nicola Bianchi, il tuo istruttore in palestra, è certamente I shin den shin, “da cuore a cuore”. È corretto?
Io sono il suo allievo, lui è il mio istruttore in palestra e nella vita. Lui ci mette tanto cuore in quello che fa per noi ogni giorno e non lesina su nulla. Per preparare questo campionato abbiamo lavorato duramente entrambi con sveglia all’alba per gli allenamenti, con tanto sacrificio da parte di entrambi. Ma come mi ripete sempre lui questo è un piccolo traguardo, perché il vero risultato lo si vede quando si passa in categoria seniores, con gli atleti più titolati ed è lì che si vede il vero campione. Quindi, ora torno in palestra più carico di prima continuando il mio percorso, fra scuola – Alessandro Bindi frequenta il liceo classico (nda) – , studio e karate tutti i giorni”.

Con la delegazione italiana in Portogallo al mondiale Wska sono partiti anche il medico, dottor Giuseppe Chiametti, e gli arbitri internazionali i maestri Marco Cialli, Roberto Mazzarda e Carlo Rocco.
Il prossimo appuntamento per la nazionale e gli azzurri dell’Isi asd è in Spagna, a Cadiz, per disputare i campionati europei ESKA in programma dal 22 al 24 novembre 2019. OSS!

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