La tecnica del karate faranno sempre tempo a impararla, ma gli schemi motori e la gioia di muoversi no. Credo che questa oggi sia la nostra più grande sfida e non quella di insegnare loro i kata o le tecniche.
Non so voi, ma io trovo l’insegnamento ai bambini sempre più difficile.
Insegno ai bambini dal 2009 e ogni anno mi trovo ad affrontare sfide più complesse.
Sono sempre di più i bambini che arrivano nel mio dojo senza alcuna competenza motoria (o quasi). Bambini che non sanno correre, non sanno saltare, fare un’accosciata, lanciare una palla o prenderla al volo. Bambini che non hanno il senso del ritmo e dello spazio (ovviamente in rapporto alla loro età).
Sono sempre di più i bambini che arrivano nel mio dojo senza alcuna competenza motoria (o quasi).
A questo poi si aggiungono la minore capacità di attenzione e l’incapacità di sopportare la noia o la ripetizione.
Per farvi un esempio concreto: nel 2019 tenevo, nel mio dojo, un corso di propedeutica al karate per bambini dai 3 ai 5 anni. Il corso si basa su giochi volti a sviluppare gli schemi motori fondamentali e a imparare i primi rudimenti tecnici del karate.
Buona parte del materiale che proponevo derivava dalle metodologie di Dominique Chiquet di Motor Skill Learning, col quale mi sono formato.
I giochi proposti erano pensati per durare circa 15 minuti, quindi, per 45 minuti di lezione, sarebbero dovuti bastare 3 giochi. Ma le cose non sono mai andate così. Dopo circa 5 minuti di gioco i bambini si annoiavano.
Iniziavano a perdere interesse e a lamentarsi, diventando sempre più difficili da gestire. Risultato: siamo passati da 3 ad almeno 7 giochi per lezione.
Confrontandomi con Dominique ho scoperto che anche negli altri paesi europei le cose andavano così: i bambini stavano lentamente diminuendo la loro capacità di mantenere l’attenzione durante il gioco e avevano bisogno di un numero di stimoli sempre maggiore.
Le stesse sfide le ho ritrovate coi bambini più grandi o coi ragazzini.
Se una volta era semplice far ripetere loro le tecniche, i kata e proporre un allenamento più “tradizionale”, oggi diventa invece un’impresa molto complicata, perché la noia arriva in un batter di ciglia e pochi bambini o ragazzini sanno gestirla.
Ora, se mi seguite sui social o su YouTube, sapete benissimo che sono il primo a storcere il naso riguardo l’allenamento “old style” a tutti i costi, soprattutto quando si parla di bambini. Ma questa presa di coscienza mi ha posto difronte a una domanda, che oggi voglio condividere con voi.
Data la situazione attuale dei bambini e dei ragazzini: qual è la mia responsabilità nei loro confronti in termine d’insegnamento?
La noia arriva in un batter di ciglia e pochi bambini o ragazzini sanno gestirla.
In poche parole: cosa devo insegnare loro?
Devo concentrarmi sulla tecnica? O devo fare il possibile per aiutarli a sviluppare quelle competenze motorie e cognitive necessarie per crescere in modo completo?
Perché se una volta ero certo, al 100%, che il mio compito fosse quello di dover fornire loro una solida base tecnica che li portasse poi verso la pratica matura del karate, oggi il mio pensiero sta cambiando.
Un bambino che non si sa muovere, che non riesce a mantenere l’attenzione, che non impara a gestire la noia e il silenzio, è un bambino che avrà problemi durante la crescita e probabilmente anche nella vita adulta.
Sono numerosi gli studi che dimostrano come le capacità motorie siano strettamente correlate, non solo con lo sviluppo fisico, ma anche con lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini.
Pertanto sto iniziando a pensare che, ancora prima di insegnare loro la tecnica, sia necessario dare loro la possibilità di sviluppare quegli strumenti motori necessari per muoversi bene, per conoscere il proprio corpo e per sentirsi a proprio agio con esso.
Anche se questo può dover significare chiudere un occhio sulle capacità tecniche e lavorare di più sulle abilità motorie fondamentali e sulle capacità di concentrazione.
Inoltre, se un bambino non ha capacità di equilibrio, di lancio o di salto, non ha un livello minimo di forza o di resistenza, o competenze coordinative, come faccio a chiedergli di stare fermo in una posizione? Di parare un pugno, di coordinarsi per fare un mawashi geri?
Qual è la mia responsabilità nei loro confronti in termine d’insegnamento?
Quindi, negli ultimi tre anni, ho iniziato a dedicare una buona parte dell’allenamento coi bambini (ho il lusso di avere due allenamenti da un’ora e mezza) a sviluppare gli schemi motori fondamentali, la forza e le capacità metaboliche attraverso il “game based approach”, i giochi per correre e i circuiti adatti per la forza.
Certo, questo lavoro ha portato a un grande rallentamento sotto il punto di vista tecnico, ma vedere dei bambini che quando sono arrivati al dojo non era in grado di fare un salto o un sit up, migliorare pian piano e godere del movimento, credo abbia un valore molto superiore rispetto a qualsiasi oi tsuki fatto bene o medaglia vinta.
La tecnica faranno sempre tempo a impararla (a maggior ragione quando la letteratura scientifica dimostra che la specializzazione precoce è inutile), gli schemi motori e la gioia di muoversi no.
E credo che questa, oggi sia la nostra più grande sfida e non quella di insegnare loro i kata o le tecniche.
Questa è una riflessione che volevo condividere con voi, una sorta di “lettera aperta”.











