Tra i protagonisti del percorso che ha condotto all’accordo FIJLKAM-FIKTA, Davide Benetello, Presidente Fijlkam Karate, approfondisce alcuni aspetti e le prospettive che si delineano per il futuro del karate italiano.
Premetto che questo accordo rappresenta un momento storico per il karate italiano e motivo di grande soddisfazione. È il risultato di un percorso fondato sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla volontà di costruire un futuro comune, nel quale le diverse tradizioni possano convivere e rafforzarsi all’interno dell’unica Federazione riconosciuta dal CONI.
L’ingresso della FIKTA consolida ulteriormente il percorso di crescita della FIJLKAM Karate, che negli ultimi anni ha registrato uno sviluppo costante sotto il profilo organizzativo, tecnico e record numerico.
Oggi il nostro movimento è ancora più forte, più rappresentativo e pronto ad affrontare con unità e visione le sfide del futuro, nell’interesse delle società sportive, dei tecnici e degli atleti.
Non sarebbe stato realistico pensare che bastasse un accordo amministrativo per risolvere tutto.
Presidente, nel comunicato stampa, l’accordo stipulato il 6 agosto 2026 viene definito “storico”. Lei che cosa ha provato nel momento della firma? Perché questo passaggio è così importante?
È stato un momento di grande emozione e, soprattutto, di grande responsabilità. Quando si firma un accordo di questo tipo non si firma soltanto un documento: si chiude un capitolo della storia del Karate italiano e se ne apre uno nuovo.
Per me è stato importante perché questo accordo rappresenta la volontà di superare definitivamente una divisione che ha caratterizzato il nostro movimento per troppi anni. Oggi abbiamo la possibilità di mettere insieme competenze, esperienze, persone e culture diverse, nel rispetto delle loro identità.
La cosa che mi rende più soddisfatto è che non stiamo chiedendo a nessuno di rinunciare alla propria storia. Al contrario, stiamo creando le condizioni perché quella storia possa continuare a vivere all’interno di un progetto federale comune.
È questo, secondo me, il vero significato dell’accordo.
Il comunicato fa risalire l’inizio di questo lungo percorso al 1979. Che cosa era rimasto irrisolto fino a oggi? In quasi cinquant’anni non si sono divise soltanto due organizzazioni, ma anche Maestri, società e praticanti che provenivano dalla stessa storia. Quanto ha pesato tutto questo durante le trattative?
È proprio questo l’aspetto più delicato.
Per quasi cinquant’anni il Karate italiano ha vissuto una situazione nella quale persone che condividevano gli stessi valori, la stessa passione e, spesso, la stessa formazione tecnica hanno seguito percorsi differenti.
Nel tempo si sono create identità, abitudini e sensibilità diverse. Per questo non sarebbe stato realistico pensare che bastasse un accordo amministrativo per risolvere tutto.
Durante le trattative abbiamo cercato di guardare avanti senza cancellare il passato. L’obiettivo è costruire un futuro nel quale le diverse anime del Karate italiano possano riconoscersi. L’accordo nasce proprio da questa consapevolezza: oggi i tempi sono maturi per abbattere quel muro e trasformare una divisione storica in una nuova opportunità.
Nell’ottobre 2024, a Chioggia, Lei consegnò a Yuri Shirai il diploma di 10° Dan destinato al Maestro Hiroshi Shirai. Ripensandoci oggi, quel momento ha rappresentato l’inizio di un riavvicinamento?
Sicuramente rappresentò un momento molto significativo.
Quel gesto aveva innanzitutto un valore umano e simbolico: riconoscere il percorso straordinario del Maestro Hiroshi Shirai e il contributo che ha dato alla diffusione e alla crescita del Karate in Italia.
Ma forse, guardandolo oggi, possiamo dire che fu anche qualcosa di più. La presenza di tanti tecnici provenienti da realtà diverse e il clima di quella giornata dimostrarono che esisteva uno spazio per incontrarsi nuovamente.
Chi legge quelle righe con gli occhi giusti può comprenderne fino in fondo il significato. E penso, in particolare, al Maestro Vladi Vardiero, che ha contribuito instancabilmente, con passione e convinzione, affinché questo accordo potesse prendere vita.
Ci sono momenti che, apparentemente, possono sembrare semplicemente simbolici, ma che in realtà aprono porte, creano nuove possibilità e permettono alle persone di ritrovarsi. Chioggia è stato uno di quei momenti.
Il Maestro Shirai ha costruito in Italia una vera scuola, con una metodologia, una cultura, una visione del Karate.
Il Maestro Shirai è venuto a mancare pochi giorni dopo. Quanto ha pesato sull’accordo la responsabilità di non disperdere il patrimonio tecnico e umano che aveva costruito in Italia?
Ha pesato molto.
La scomparsa del Maestro Shirai ha reso ancora più evidente una responsabilità che già sentivamo: quella di fare in modo che un patrimonio così importante non rimanesse legato esclusivamente alla memoria di una persona.
Il Maestro Shirai ha costruito in Italia una vera scuola, con una metodologia, una cultura, una visione del Karate e soprattutto generazioni di praticanti e insegnanti.
Per questo nell’accordo abbiamo voluto inserire strumenti concreti per tutelare e trasmettere questo patrimonio. La nascita della Commissione Nazionale Hiroshi Shirai Karate-Do Cultura e Tradizione va esattamente in questa direzione. Non si tratta soltanto di conservare un nome, ma di creare una struttura che abbia il compito di promuovere e salvaguardare gli aspetti tecnici e culturali che caratterizzano questa scuola.
Si parla di riunificazione, anche se la FIKTA continuerà a esistere con la propria identità. Come dobbiamo intendere questa parola: unione,
riconciliazione o nuovo modo di convivere?
Direi tutte e tre le cose, ma soprattutto unione nel rispetto delle identità. La FIKTA continuerà ad avere la propria identità e a promuovere il Karate Do Tradizionale secondo i principi della Scuola del Maestro Shirai. Allo stesso tempo riconoscerà la FIJLKAM come Federazione ufficiale di riferimento e le società della Rete FIKTA entreranno nel sistema federale.
Questo per me è un punto fondamentale: unificare non significa uniformare.
La FIJLKAM deve essere la casa comune nella quale possano convivere diverse espressioni del Karate, con regole federali comuni, ma anche con la possibilità di valorizzare le peculiarità tecniche e culturali che hanno costruito la nostra storia.
La nuova Commissione porterà il nome del Maestro Hiroshi Shirai. Il rischio è che sia solo simbolico… Come riuscirà ad avere un ruolo reale nella tutela della sua scuola?
Il nome da solo non sarebbe sufficiente ed è proprio per questo che nell’accordo abbiamo previsto competenze precise.
La Commissione sarà composta da un Presidente e quattro membri: il Presidente e tre membri saranno nominati dal Consiglio di Settore su proposta della FIKTA, mentre un quarto membro sarà indicato dal Settore Karate FIJLKAM.
Avrà un ruolo concreto nella programmazione di seminari, attività formative e corsi di specializzazione, nella proposta degli esami di graduazione dal 1° al 6° Dan della Scuola Tradizionale Hiroshi Shirai e nella promozione delle attività legate a questa specificità.
Inoltre, sono previsti referenti regionali e la possibilità di proporre iniziative per preservare l’insegnamento della Scuola.
Quindi non sarà una commissione soltanto celebrativa. Dovrà essere uno strumento operativo per mantenere viva una tradizione e trasmetterla alle nuove generazioni di praticanti.
Questo per me è un punto fondamentale: unificare non significa uniformare.
Dopo tanti anni trascorsi su strade separate, quale potrebbe essere il primo momento davvero condiviso capace di far percepire questa unione anche ai praticanti?
Credo che il primo vero momento condiviso non debba essere necessariamente un grande evento. Sarà importante che, nel tempo, le due realtà possano conoscersi sempre meglio, valorizzarsi reciprocamente e confrontarsi nei diversi ambiti, permettendo a ciascuna di attingere dall’esperienza
dell’altra. Sono questi i momenti nei quali l’accordo smette di essere un documento e diventa realtà.
Naturalmente dovremo costruire anche appuntamenti comuni, seminari e momenti di confronto tecnico e culturale. Ma la vera unificazione si vedrà quando i praticanti inizieranno semplicemente a considerarsi parte dello stesso grande movimento.
E penso che questo sia il regalo più bello che possiamo fare alle nuove generazioni.
Il futuro del Karate italiano su quali progetti concreti pensa si potrà
costruire?
Abbiamo davanti una grande opportunità.
Prima di tutto dobbiamo completare con serietà il percorso di integrazione previsto dall’accordo, accompagnando società, tecnici, ufficiali di gara e praticanti in questa nuova realtà.
Poi, dobbiamo investire ancora di più sulla formazione, sulla crescita dei giovani, sulla qualità delle società e sulla valorizzazione delle diverse espressioni del Karate.
L’accordo prevede già strumenti concreti: il riconoscimento delle qualifiche e dei gradi, la formazione dei tecnici, l’integrazione degli ufficiali di gara, la tutela della Scuola Hiroshi Shirai e il riconoscimento del regolamento Shobu Ippon all’interno del sistema federale.
Ma la mia visione va oltre.
Vorrei che questa unificazione ci permettesse di avere un Karate italiano ancora più forte, più numeroso, più competente e più autorevole a livello internazionale.
Negli ultimi anni il Karate FIJLKAM ha avuto una crescita costante e importante. Ora abbiamo la possibilità di aggiungere a questa crescita una nuova energia, nuove società, nuovi tecnici e soprattutto una storia e un patrimonio culturale che meritano di essere valorizzati.
Il mio auspicio, oggi, è semplicemente quello di poter parlare di un Karate italiano ancora più rappresentativo in tutte le sue realtà, capace di valorizzare ogni sua componente e di guardare al futuro con una visione comune. Perché, alla fine, è questo il vero obiettivo dell’accordo: non vincere gli uni sugli altri, ma vincere insieme.











