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Un patrimonio gestuale

Un patrimonio gestuale
Una fase di una combinazione di colpi a mano aperta (kaisho) in “chu waza”.

Non lasciamo che il karate che ci hanno insegnato i grandi Maestri del passato si disperda.

di Ilio Semino

Nel karate cosidetto “moderno” molte delle tecniche che caratterizzavano la pratica tradizionale si sono perse, vuoi perché proibite nelle competizioni, vuoi per la poca conoscenza di insegnanti, provenienti dall’agonismo e con poca competenza nell’ambito dei fondamentali, dei kata di base e, scusate la ripetizione, del karate tradizionale.

Tra di esse troviamo i colpi di ginocchio (hiza), di gomito (hiji), testa (atama), le leve articolari (kansetsu), gli strangolamenti (shime) ecc.
Ma quelle più caratteristiche, che negli anni ‘50-‘60 avevano affascinato gli occidentali sono i colpi di mano aperta, “le cotolette”, che possono colpire con il taglio della mano (shuto), con il dorso (haito) con la punta delle dita (nuki), con il palmo (teisho), con la mano ad artiglio di orso (kuma), con le falangi piegate (hira), per non citare le specifiche keito, kumate, kakuto, seiryuto…

Tutto un patrimonio gestuale, atto a colpire e/o a difendere, che piano piano andrà perduto se si continuerà con la sola pratica agonistica e non si seguiranno più gli insegnamenti dei vecchi maestri competenti nel Karatedo.
Meditiamo e non lasciamo che il karate che ci hanno insegnato i grandi Maestri del passato si disperda, portando con sé tutto il fascino che la storia, la cultura, la filosofia e l’inestimabile patrimonio tecnico, che la competizione ha bandito, decretandone la scomparsa.

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