Con il racconto della sua vita, Luigi Zoia spiega come cavalcare l’onda dell’energia e ridirigerla dall’interno per costruire nuovi futuri.
Autore: Luigi Zoia
Pagine: 242
Pubblicazione: 2014
Dall’introduzione al libro del Maestro Hiroshi Shirai: «Ricordo Luigi nell’ottobre del 1965, quando iniziò a praticare il karate. Era un ragazzino mingherlino che portava gli occhiali. Faceva fatica a mettere forza nei suoi colpi. Spesso non ci riusciva. Gli chiesi quanti anni avesse. Mi rispose: diciassette. Gliene avrei dati quattordici. Quell’anno ero appena arrivato in Italia. Non avevo ancora trent’anni. Volevo costruire una squadra di combattenti che potesse riflettere internazionalmente la superiorità e l’orgoglio della Japan Karate Association. […] Credo fermamente che il karate, se praticato secondo i metodi tradizionali del Bushidō, sia una strada da percorrere con sincerità e umiltà […] Le nostre tecniche prendono vita da questi fondamenti ideologici: continuare a crescere e dare il meglio di sé ogni volta. […] Luigi ha saputo vivere in questo modo quando era un atleta e ha saputo trasportarlo con coerenza attraverso l’esempio nella sua vita personale, famigliare e lavorativa.
Questo libro e il suo contenuto sono la sua storia. Per me sono la testimonianza di come si possa vivere una vita alla ricerca della verità interiore e dei principi etici del Bushidō e avere successo, non solo nel mondo sportivo, ma anche nel mondo del lavoro nel 21° secolo.»
Luigi Zoia è nato a Milano nel 1948. Cintura nera 6° dan di karate Shotokan, è stato per tre volte vice-campione del mondo, tre volte campione europeo e tre volte campione italiano. Laureato in Bocconi, dirigente di banca prima a Milano e poi a New York, è stato imprenditore e ha poi fondato l’associazione culturale Conscious Business Group di cui è presidente.
Il suo racconto è un percorso utile a chiunque si trovi in condizioni di difficoltà, per superare le avversità partendo dalla ricostruzione della consapevolezza di sé.
È la storia di un uomo che affronta la vita, le sue difficoltà e le proprie paure.
«Era il 1990: avevo 42 anni ed ero praticamente fallito, con l’acqua alla gola.
I soldi erano finiti e i debiti crescevano ogni giorno. Mi sentivo soffocare e nello stesso tempo mi mancava il pavimento.
Era come precipitare in un buco senza fondo. Il fallimento. La sconfitta. […]
C’era un solo modo per uscire dal gorgo in cui io stesso mi ero infilato.
Un modo molto semplice e al tempo stesso estremamente difficile da realizzare… »
Sembriamo essere condannati a vivere un’esistenza di cui a volte sembra sfuggirci l’essenza. Ciononostante, quando cadiamo, dobbiamo imparare ad accettare la sconfitta e poi a rialzarci. Per farlo dobbiamo riuscire a cambiare i significati del mondo che ci assedia, cambiare la metafora della nostra vita e trasformare l’energia della paura in capacità di agire nell’interesse di tutti.
Infatti, il vero cammino verso il successo non è una lotta per vincere scontrandoci contro le avversità che incontriamo, ma è un percorso di conciliazione di quei conflitti che, originandosi dentro di noi, si proiettano sullo schermo del mondo esterno rappresentato dalla nostra esistenza quotidiana.











