Il “povero” Kata si è trovato ad affrontare una duplice veste, di cui una gli è stata attribuita nei tempi moderni, simile nella forma, ma completamente diversa nei contenuti che esso intendeva illustrare, esistendo.
di Ilio Semino
Kata, questa straordinaria “forma, “modello”, “stampo”, importato in Occidente ammantato di mistero e fascino, è stato studiato, copiato, modificato, reinventato, abbandonato e poi ripreso; ritenuto fondamentale e inutile… e chi più ne ha più ne metta.
Per alcuni i kata sono diventati meri esercizi da gara.
Parlando seriamente, al giorno d’oggi, dove mistero e fascino hanno lasciato il posto a scienza e conoscenza, per alcuni i kata sono diventati meri esercizi da gara, per altri fonte di informazione tecnica e di addestramento per imparare la gestione del corpo e della mente e del Karatedo.
Entrambe le soluzioni hanno finalmente donato ai kata un loro ruolo preciso nella pratica del karate, anzi, addirittura due.
Con la differenza che nella gara contano la velocità, l’equilibrio, la coreografia, comprese le smorfie giuste, la platealità e l’atletismo. Non contano la precisione e la completezza della tecnica, non contano i principi che accompagnano ogni kata, non conta l’approfondimento sui messaggi che i kata contengono. Non conta che l’insegnante sia un profondo conoscitore del karate. Salvo rarissimi casi, basta conoscere i movimenti di quelli per le gare (YouTube) ed essere un buon preparatore atletico, un buon motivatore sportivo, assolutamente rispettabile in quanto tale.
È necessario un insegnante con molti anni di pratica con un Maestro competente.
Il kata “tradizionale” nasce come uno strumento raffinatissimo per imparare la gestione del movimento del corpo, per incanalare l’energia, la distribuzione del pesi e gli spostamenti del baricentro, la respirazione, per comprendere il significato profondo del gesto, per comprendere l’utilizzo delle tecniche nella difesa personale, per fare un’attività motoria che si possa protrarre per tutta la vita, ottenendone benefici di salute.
E per far sì che questo avvenga è necessario un insegnante con molti anni di pratica con un Maestro competente e tanta, tanta umiltà e passione per la ricerca, la scoperta, l’intuizione, la diligenza nella pratica giornaliera, la continua correzione e il piacere per lo studio della storia e della cultura della disciplina.
Quindi, il “povero” Kata si è trovato ad affrontare una duplice veste, di cui una gli è stata attribuita nei tempi moderni, simile nella forma, ma completamente diversa nei contenuti che esso intendeva illustrare, esistendo.
Se agli inizi le esecuzioni proposte nell’una e nell’altra veste avrebbero potuto essere sovrapponibili, con il passare del tempo la forbice si è molto allargata, arrivando oggi a eseguire, per qualcuno “interpretare”, lo stesso kata in maniere, principi e scopi completamente differenti.
Non c’è che da scegliere.
Buon kata a tutti!











