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Come cambia la pratica del karate durante e dopo il parto

Nicola Bianchi intervista tre mamme karateka: Lorenza Bernardi, Patrizia Bello e Annalisa Casini.

A cura di Nicola Bianchi

In questa breve intervista sulla loro esperienza, sono chiamate a rispondere tre celebri mamme, per ruolo, successi agonistici in campo internazionale e per aver continuato a praticare con costanza, nonostante l’importante e lieto evento: Lorenza Bernardi, Patrizia Bello e Annalisa Casini.

Lorenza Bernardi
Sono nata a Ferrara il 12 maggio 1972, sono scrittrice e allenatrice di triathlon. Quinto dan, pratico karate da 41 anni. Il mio primo maestro è stato Luciano Puricelli, quando ancora abitavo a Ferrara. Poi, una volta a Milano, ho iniziato ad allenarmi con il Maestro Carlo Fugazza, con cui ancora pratico.
Nel frattempo sono diventata anche allenatrice di triathlon e mi sono avvicinata alle tematiche di genere. Ora sono responsabile del settore pari opportunità del Comitato FIKTA Lombardia.
Quando ero agonista (1994-2000) ho vinto come kata a squadra 6 Europei e 3 Mondiali.

Patrizia Bello
Ho 37 anni  e sono nata a Milano. Ho iniziato a praticare karate nel 1994 e con il mio Maestro Gabriele Loffredo ho da sempre condiviso gioie e dolori della vita da agonista. A lui devo molto sia per le soddisfazioni e i successi agonistici, sia per la crescita personale al di fuori del karate.
Mi alleno e insegno con lui fin da ragazzina, insieme abbiamo ottenuto diversi risultati a livello nazionale e internazionale. Abbiamo lavorato tanto fino a diventare titolare della squadra nazionale ESKA di kata nel 2003, a 17 anni. Il mio più bel successo è arrivato l’anno successivo, nel 2004 a Cadice, in Spagna: era il mio primo Campionato Europeo ESKA e, nonostante fossi partita con tanta insicurezza, alla fine della giornata di gara individuale alzai il mio bellissimo trofeo sul gradino più alto del podio: ero Campionessa Europea! Indimenticabile! Quell’anno siamo salite sul podio anche con la squadra di kata ben due volte, sia nella categoria juniores, sia nella seniores.
Da quel momento ho avuto l’onore di partecipare a tutti Campionati Europei ESKA e Mondiali WSKA ottenendo diverse medaglie nel kata individuale e negli anni portando quasi sempre risultato nel kata a squadre con diverse compagne. La mia esperienza in Squadra Nazionale si conclude nel 2013 con un titolo Europeo con la squadra e un bronzo individuale, perché nel 2014 scopro di aspettare Edoardo…

Annalisa Casini
Sono nata a Gubbio nell’agosto del 1992. Sono illustratrice per riviste, estemporanee di moda e collaboratrice weddingplanner, insegno karate con mio marito Nicola Bianchi presso la Asd Junkan Dojo.
III dan, pratico karate da 22 anni. Nasco come allieva del Maestro Gaetano Pierotti di Gubbio con il quale ho trascorso tutta la mia adolescenza, per poi entrare nel dojo del Maestro Mauro Gori nel momento in cui mi sono trasferita a Viareggio. Attualmente seguo i corsi di mio marito e sono orgogliosa di essere tra le fila dei suoi allievi. Tengo alcuni corsi nella nostra palestra e faccio parte della nazionale italiana kata FIKTA-ISI da diversi anni. Nella mia carriera agonistica ho vinto numerosi titoli nazionali, mentre a livello internazionale individuale e a squadra ho ottenuto 2 ori, 2 argenti e 1 bronzo a livello europeo e 2 ori, 1 argento e 2 bronzi a livello mondiale. Attualmente faccio ancora parte della squadra titolare senior femminile seguita dal Maestro Pasquale Acri.
Aggiungo che sono felice di poter fare questa intervista che mi associa a donne speciali come Lorenza e Patrizia con la quale ho vinto il mio primo Europeo a squadre.

Quanti anni avevi quando hai avuto il primo/a figlio/a e a che punto eri del tuo percorso di karate?
LORENZA – Ho vinto il mio ultimo Mondiale nel 2000 ed è stato un mondiale speciale, perché era in Italia e soprattutto perché era a Bologna, la città in cui mi sono laureata. C’erano un sacco di amiche e amici a vedermi ed è stata davvero una festa pazzesca. Per questo ho deciso che quella sarebbe stata la mia gara di chiusura con la Nazionale: sapevo già che non ci sarebbe stata competizione più bella. Due mesi dopo ero incinta.
PATRIZIA – Ho avuto Edoardo a 29 anni, nel momento più alto del mio percorso di pratica e di agonismo: dopo gli anni di esperienza, intorno a quell’età si ha la possibilità di esprimere un karate più maturo e consapevole. Nonostante ciò io e mio marito avevamo un desiderio più grande e abbiamo preso una decisione ponderata, con l’idea di tornare presto sul tatami, e così è stato: sono tornata ad allenarmi a un mese dal parto. Dopo due anni, avevo 31 anni, abbiamo affrontato l’attesa di Francesco con la stessa idea.
ANNALISA – Sono mamma di una bellissima bambina di nome Adele. È nata a Marzo 2021 in piena pandemia covid-19, durante uno dei vari lockdown che si sono susseguiti. Avevo 29 anni. Prima di imbarcarmi nell’avventura di mamma ho aspettato di competere ai mondiali WSKA 2019 e agli europei ESKA 2020, e ho avuto la fortuna di non perdere il successivo anno agonistico per la gravidanza, essendo ferme le attività agonistiche e federali a causa della pandemia.

Durante la gravidanza il karate ti ha aiutato in qualche modo?
LORENZA – Entrambe le mie due gravidanze sono state accompagnate dalla pratica del karate, che non ho mai smesso. Durante la prima, avendo finito i mondiali da due mesi, ero abituata a un monte ore di allenamento elevato, quindi, per me sarebbe stato impensabile smettere. Anzi, visto che stavo bene ho iniziato anche a nuotare.
Muovermi tutti i giorni e continuare la vita di sempre ha reso la mia gravidanza molto facile (e viceversa: stare bene mi ha permesso di continuare ad allenarmi sempre).
PATRIZIA – Ho avuto la fortuna di potermi allenare fino all’ottavo mese durante la prima gravidanza e fino al settimo mese durante la seconda, ovviamente con qualche accortezza. Personalmente credo che continuare a praticare karate, nonostante i cambiamenti fisici ed emotivi, mi abbia aiutato a vivere il tutto con maggiore serenità.
ANNALISA – Purtroppo devo dire che il mio sogno di arrivare in fondo alla gravidanza continuando la mia pratica senza mai smettere davvero, non si è potuto avverare poiché, come già detto, le attività erano sospese e gli allenamenti costretti alla versione on-line. Posso dire che sicuramente ho affrontato una buona gravidanza sia a livello fisico sia emotivo, ma non so se questo sia dipeso dalla mia pratica o meno. Certamente, il karate mi ha formato negli anni al punto da darmi un supporto in più per affrontare qualsiasi evento, anche uno così impegnativo e importante, per quanto meraviglioso.

Quando hai ripreso a praticare dopo aver partorito? Hai rifatto delle competizioni?
LORENZA – Mi sono allenata fino all’ottavo mese di gravidanza e ho ripreso un mese dopo il parto.
Dopo il primo figlio ho fatto un paio di gare nazionali, ma fondamentalmente mi sono avvicinata alle competizioni di triathlon e di corsa in montagna.
PATRIZIA – Come dicevo, un mese dopo la nascita di Edoardo ero in palestra pronta a riprendere i miei allenamenti. Due mesi dopo il parto ero di nuovo in gara al Campionato Regionale di kumite: ho portato Edoardo con me sul gradino più alto del podio ed è stata una grande soddisfazione. L’anno dopo, con Edoardo che aveva poco più di un anno, ho vinto la Heart Cup 2016 nel kata individuale e poco dopo il Campionato Regionale. Qualche mese dopo aspettavamo Francesco. Anche con lui ho continuato a gareggiare, ma ammetto che le sensazioni erano decisamente diverse, sia a livello fisico sia mentale.
Nel 2018 ho completato un’altra parte del mio percorso con l’esame di 5° dan.
ANNALISA – Dopo cinque giorni dal parto avevo il karategi indosso. Forse un po’ da pazzi, ma era esattamente quello che mi serviva per sentirmi bene con me stessa. Inoltre, ho avuto la fortuna di ricominciare esattamente nel momento di rientro delle gare, per cui ho avuto tutto il tempo di riconoscere il mio nuovo corpo, allenarmi in palestra gradualmente e ripristinare il controllo di una me stessa molto diversa. La prima competizione alla quale ho partecipato è stata la Coppa Shotokan 2021, una gara in cui mi sono sentita abbastanza agitata, visto il cambiamento e la sosta forzata di svariati mesi da cui provenivo, ma portavo con me tutta la maturità marziale che ho acquisito negli anni, anche con l’esperienza stessa della nascita di mia figlia. Un argento molto gratificante e una prima medaglia al collo di Adele.

Nei mesi di gestazione il corpo cambia moltissimo e, anche dopo il parto, i mutamenti sono sostanziali per la maggior parte delle madri. Raccontaci come hai affrontato i cambiamenti del corpo e se questi hanno modificato la tua pratica dopo il parto.
LORENZA – È stata un’esperienza bellissima e interessantissima. Negli anni sono sempre stata affascinata da come il mio corpo avrebbe reagito a determinate situazioni, anche stressanti. Le gravidanze sono state un bel banco di prova e mi è piaciuto molto adattare il mio modo di fare karate a un corpo in continuo cambiamento. Ad esempio, il primo trimestre era un po’ difficoltoso per via di una carenza di energie; durante il secondo trimestre mi sentivo una bomba; nell’ultimo dovevo adattarmi tantissimo a un nuovo equilibrio fisico, perché la pancia era grande e i miei figli si muovevano un sacco anche durante l’allenamento.
PATRIZIA – Durante la gravidanza non si può non percepire la differenza, la pancia cresce e devi per forza fare i conti con il suo “ingombro”. Dopo il parto ho vissuto due esperienze diverse: dopo il primo non sono riuscita a perdere tutti i chili accumulati in gravidanza, ma mi sentivo in forma e la situazione è rimasta pressoché invariata; dopo il secondo, pur perdendo i chili di entrambe le gravidanze, il fisico non rispondeva più così rapidamente agli stimoli. Probabilmente anche il fatto che il secondo fosse un cesareo ha avuto la sua influenza.
ANNALISA – Durante la gravidanza mi sono allenata pochissimo e questo ha fatto sì che il mio corpo dovesse poi recuperare sia a livello muscolare, sia tecnico. Oltretutto, la chiusura e le restrizioni del periodo hanno fatto sì che sviluppassi uno spiccato piacere nel cucinare e mangiare a giornate! Devo dire che mi sono abbastanza “lasciata andare”, diventando una pandorina piuttosto ingombrante, cosa che col senno di poi sicuramente eviterei di rifare, visto la fatica che poi serve per tornare nella giusta forma (giusta per farmi stare bene intendo). Ma quando ho ricominciato mi sono posta degli obiettivi, accettando di buon grado che il mio corpo fosse cambiato, senza troppi rimorsi o ansie. Ho potuto allenarmi gradatamente, ascoltare i cambiamenti positivi e negativi che la gravidanza mi aveva portato. Sicuramente i mesi più impegnativi a livello di cambiamenti sono stati quelli tra il terzo e il sesto mese dopo il parto, ma la sensazione di rientro si è fatta sempre più costante e veloce con il trascorrere del tempo.

Quale consiglio daresti alle karateke che diventeranno madri e che, ci auguriamo per loro, possano continuare a praticare?
LORENZA – Posto che ogni gravidanza è a sé e non ci sono regole (io per esempio ho avuto la fortuna di avere due gravidanze molto tranquille e mi sono comportata di conseguenza, continuando a fare quello che ho sempre fatto), se vi sentite bene e non ci sono controindicazioni vi esorto a non abbandonare la pratica, ma di continuare e modificare man mano il vostro karate vivendolo alla giornata. La gravidanza non è uno stato di malattia, anzi. Basta solo ascoltarsi e capire cosa, come e quanto fare. Può diventare un momento molto prezioso per intraprendere un proficuo dialogo con se stesse.
Grazie mille per queste domande: ripercorrere quei mesi con i ricordi è stato molto tenero.
PATRIZIA – Mi sento di dire che la gravidanza è un momento che va vissuto seguendo le proprie sensazioni e se la pratica del karate ci fa stare bene non dobbiamo abbandonarla. Questo vale durante la gravidanza e soprattutto dopo. Il diventare mamma non deve essere vissuto come un impedimento per la pratica e allo stesso modo continuare a praticare non ci rende assolutamente meno mamme.
ANNALISA – Diventare madri non deve essere invalidante per quanto concerne lo spazio dedicato a quelle che sono le passioni e gli stimoli creati durante la propria vita. Certo, tutto cambia, ma ciò significa che, a mio parere, una mamma deve sentirsi sempre libera di avere un po’ di tempo per poter praticare, con o senza dei traguardi finali, ma sicuramente per il suo benessere personale, che sia fisico o mentale. Non sentitevi in colpa se i vostri obiettivi sono ancora presenti come priorità, né tanto meno sentitevi l’obbligo di dover dimostrare qualcosa a qualcuno: essere madri cambia la vita in ogni sfaccettatura, ma è un cambiamento positivo e molto intimo. È giusto viverlo come meglio si crede.

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