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Sergio Pretta

Sergio Pretta

“Posso dire con orgoglio che il karate sia stato ed è tuttora, una delle esperienze che mi ha cambiato di più in tutta la mia vita”.

NOME
Sergio Pretta
LUOGO DI NASCITA
Torino
DATA DI NASCITA
07 dicembre 1998
SPECIALITÀ
Kumite
CLUB DOJO
Keiko Club Karate Torino

MEDAGLIERE

2016
– Heart cup: 3° kum. squ. / 3° kum. ind.

2017
– Coppa Shotokan: 1° kum. squ.

2018
– Tr. delle regioni: 1° kum. squ.
– Heart cup: 2° kum. squ.
– Camp. it.: 2° kum. ind.
– Coppa Shotokan: 1° kum. squ.

2019
– Tr. delle regioni: 1° kum. squ.
– WSKA: 3° kum. squ.
– ESKA: 1° kum. ind.
– Coppa Shotokan: 2° kum. squ.


Quando hai iniziato a praticare karate?
Cominciai quasi per caso, ero abbastanza piccolo (8 anni), volevo iniziare a praticare uno sport e la palestra di karate era vicino a casa mia. Col tempo mi ci appassionai e non riuscii più a smettere. 

Fare l’agonista non è certo una scelta che fanno tutti, ma può regalare soddisfazioni che nient’altro al mondo può dare.— Sergio Pretta

Chi è il tuo maestro?
Da quando ho iniziato questo sport sono sempre stato allievo del maestro Daniele Bovo. Con lui ho sempre avuto un ottimo rapporto dentro e fuori dal tatami, fattore che penso aiuti molto anche a vivere al meglio tutti gli allenamenti. Se sono arrivato fino a qui e sto continuando a migliorare, lo devo soprattutto a lui e a tutti i sacrifici che ha fatto e continua a fare per me e per tutti i miei compagni di palestra. Per quanto riguarda il M° Silvio Campari posso solo spendere belle parole per il percorso che mi ha fatto fare, per tutto il sostegno e gli insegnamenti che ha trasmesso a me e ai ragazzi della squadra nazionale.

C’è un motivo per cui hai scelto il Karate Tradizionale?
La scelta è stata completamente casuale, quando iniziai non sapevo nemmeno di poter scegliere tra l’uno o l’altro.

Quando sei diventato agonista?
Diventai agonista circa quattro anni e mezzo fa. Era un periodo in cui mi rendevo conto che volevo e potevo dare di più negli allenamenti e nel karate in generale, così decisi di iniziare la carriera da agonista. A prendere questa scelta mi spronarono soprattutto il mio maestro e la mia famiglia, che ringrazio ancora oggi. Fare l’agonista non è certo una scelta che fanno tutti, ma può regalare soddisfazioni che nient’altro al mondo può dare.

Come si svolge il tuo allenamento?
Mi alleno circa sei volte alla settimana, di cui tre volte di karate nella mia palestra (Keiko Club Torino), mentre i restanti giorni cerco di dedicarli alla preparazione atletica. Se riesco, mi alleno in palestra o nel mio garage. In aggiunta, ci sono tutti gli stage o le gare che avvengono in settimana o nel weekend. Solitamente, nei periodi prossimi alle gare più importanti, tendo a diminuire leggermente la preparazione atletica. Mi capita inoltre di andare una volta a settimana nella palestra del M° Campari.

Com’è il rapporto con i tuoi compagni di squadra?
Con i miei compagni di palestra direi che il rapporto è fantastico. Conosco la maggior parte di loro da quando ero piccolo, siamo praticamente cresciuti insieme, questo ci rende molto uniti sia dentro sia fuori la palestra e ci dà sempre moltissima energia in gara. Stessa cosa vale per i miei compagni della squadra nazionale: nonostante io sia uno degli ultimi arrivati penso che il rapporto che c’è tra noi sia davvero fantastico, quando qualcuno di noi scende sul tatami è come se fossimo tutti lì a sostenerlo, emozioni indescrivibili. In generale, avere sempre avuto un buon rapporto con tutti i miei compagni di allenamento mi ha aiutato moltissimo a superare anche i momenti più duri della mia “carriera”.

Che cosa pensi ti abbia dato e/o tolto praticare agonismo?
Sicuramente intraprendere la carriera agonistica mi ha “tolto”, se così si può dire, certe cose, come il tempo che potevo investire facendo altro, ma tornassi indietro rifarei tutte le scelte che ho fatto, ciò che ti toglie è nulla in confronto a quello che ti viene dato. Tutte le fortissime emozioni provate dentro e fuori il tatami ripagano dei molti sacrifici fatti. Ci sono ovviamente periodi più stressanti di altri per il numero di allenamenti e di gare, ma sono tutte cose che portano a un costantemente miglioramento e che vanno quindi affrontate nel migliore dei modi.

Lo scoglio personale su cui hai dovuto, o devi ancora, “lavorare” maggiormente?
Penso che l’aspetto su cui ho più lavorato, sul quale sto lavorando tutt’ora, sia la mentalità, soprattutto per quanto riguarda la freddezza in combattimento e la gestione dello stress generato dalla gara, che molto spesso porta a rendere meno in gara. Purtroppo, questo genere di scoglio lo si supera soprattutto con l’esperienza, ma credo sia un punto fondamentale su cui lavorare.

Tutte le fortissime emozioni provate dentro e fuori il tatami ripagano dei molti sacrifici fatti.— Sergio Pretta

Secondo te, qual è la tua caratteristica come atleta?
Difficile dirlo, ma credo sia l’attenzione ai dettagli. Per molto tempo mi sono allenato senza realmente pensare a che errori commettessi e a come correggerli. Da quando invece ho “cambiato modo di allenarmi” i miei miglioramenti sono stati molto più veloci.

In quale specialità del karate ti senti più preparato?
Sicuramente nel kumite a squadre. Il pensiero di avere alle mie spalle una squadra, di cui mi fido e che non voglio deludere, mi dà sempre una grandissima carica che mi porta ad esprimermi al massimo. In quei momenti, paradossalmente, riesco a concentrarmi ancora di più e a vivere con più freddezza il combattimento nonostante la pressione sia maggiore. 

Quale è l’avversario (reale o psicologico) che ritieni più temibile?
Se lo si può definire avversario, direi il fatto di mantenere la concentrazione per tutta la gara. Mi è capitato più volte di iniziare bene una gara e poi di perdere la concentrazione nei momenti in cui mi sarebbe servita di più. Sto lavorando molto anche su questo aspetto, per non farmi più cogliere impreparato quando serve.

Che cosa pensi ti abbia insegnato il karate? Ti ha cambiato?
Posso dire con orgoglio che il karate sia stato ed è tuttora, una delle esperienze che mi ha cambiato di più in tutta la mia vita. Mi ha insegnato disciplina, rispetto e soprattutto a non mollare nei momenti difficili, ad andare avanti con coraggio e grinta. Ormai lo reputo uno stile di vita. Il contributo maggiore proviene dall’esperienza agonistica che ha portato all’estremo tutti questi aspetti.

Il ricordo più appagante e quello più spiacevole della tua carriera?
Il momento più appagante è stato sicuramente la vittoria dell’europeo in Spagna questo novembre 2019, un’emozione che non avevo mai provato in vita mia. Un ricordo che porterò sempre con me, per la felicità che ho provato io e per quella provata dalle persone a fianco a me.
L’episodio più spiacevole invece è avvenuto ai campionati italiani di tre anni fa durante il kumite a squadre, dove perdemmo a 3 secondi dalla fine l’occasione di andare sul podio. Episodi come questo però, per quanto spiacevoli, sono parte importante nel percorso di crescita nella vita di un atleta.

Hai un aneddoto del tuo percorso agonistico che ti piacerebbe condividere?
L’aneddoto che ho in mente riguarda sempre questo ultimo campionato europeo, in cui è stata la prima volta in vita mia dove ho pianto di felicità. Sicuramente questo lo rende ancora più unico di quanto già non sia.

Utilizzi il web per informarti su altri atleti o sulle competizioni?
Più che usarlo per informarmi lo uso per guardare incontri di atleti che mi piacciono molto tecnicamente, come il tifoso guarda i gol di una partita io guardo gli incontri spettacolari o meno perché mi piace. 

Ti piacerebbe essere un atleta professionista?
Penso sia il desiderio di qualunque agonista. Riuscire a trasformare in lavoro quella che è una passione sarebbe il raggiungimento di un traguardo importantissimo, sia come atleta sia come uomo, anche se in questo momento penso di più a godermi questo “percorso” in qualunque modo vada a finire.

… la vittoria dell’europeo in Spagna questo novembre 2019, un’emozione che non avevo mai provato in vita mia.— Sergio Pretta

Cosa pensi dell’entrata del karate alle Olimpiadi del 2020?
Sono molto contento, soprattutto perché per uno sport come il nostro, di nicchia rispetto ad altri, ottenere la visibilità che merita ha un peso enorme.

Come immagini il tuo futuro?
Cerco sempre di non fare piani a lungo termine sotto questo aspetto, ma in generale il mio obiettivo è di migliorare sempre. Non mi aspetto certo solo momenti positivi, ma anche questi fanno parte del miglioramento. Inoltre, avendo solamente 21 anni, per il futuro mi posso aspettare di tutto e cercherò di accettarlo e viverlo nel migliore dei modi.

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