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Vittorio Prin Clari

Vittorio Prin Clari

Sogno di diventare un professore delle scuole superiori, perché spero di poter trasmettere i valori del karate (pur non insegnandolo direttamente) agli adolescenti.

NOME
Vittorio Prin Clari
LUOGO DI NASCITA
Ivrea (TO)
DATA DI NASCITA
9 luglio 2000
SPECIALITÀ
Kata
CLUB DOJO
A.S.D. YAMA KARATE CLUB MILANO


MEDAGLIERE

2015
– Tr. delle Regioni: 2° kata ind. Cad. -65.
– Tr. Masina: 2° fukugo.

2016
– Camp. It.: 2° kata ind. Cad.
– Tr. delle Regioni:1° kata ind. Cad. -65.
– Tr. Masina: 2° fukugo.

2017
– WSKA: 3° kata ind. Cad. / 3° kum. squ. Cad.
– ESKA: 3° kata ind. Cad. / 3° kata squ. Jun.
– Camp. It.: 1° kata ind. Spe. / 1° Fukugo Spe. -65 / 2° kum. ind. Spe. -65.
– Tr. delle Regioni: 2° kata ind. Spe. -65 / 1° kata squ.

2018
– Camp. It.: 1° kata ind. Spe. / 2° kum. ind. Spe. -65 / 1° fukugo Spe -65 / 1° kata squ. fascia B
– Heart Cup: 3° kum. ind. Jun. / 1° kata squ. Jun. / 1° kata squ. Sen. / 1° kum. squ. Jun.

2019
– WSKA: 2° kata squ. Jun.
– ESKA: 1° kata squ. Jun.
– Camp. It.: 1° kata ind. Jun. / 3° enbu m/m / 2° kata squ. fascia A / 3° kum. squ. serie A
– Coppa Shotokan: 1° kata squ.
– Tr. delle Regioni: 1° kata ind. Jun. / 2° kum. ind. Jun. -70 / 1° kata squ.
– Fujimura cup: 2° kata ind. Jun. / 2° kum. ind. Jun.


A che età hai iniziato a praticare karate tradizionale?
Ho incominciato a praticare karate quando avevo sei anni, insieme a mio fratello; ho iniziato grazie alla passione di mio padre per le arti marziali che da sempre lo affascinano.

Il Karate è considerato uno sport individuale, ma l’allenamento è senza dubbio di squadra.— Vittorio Prin Clari

Qual sono i tuoi maestri?
Ho iniziato a praticare sotto la guida del maestro Icaro Monti. Da circa tre anni ho cambiato società e attualmente sono sotto la guida del maestro Silvio Campari presso la Yama karate club di Milano.

Quando sei diventato agonista?
La mia carriera da agonista è iniziata nel 2015 e, semplicemente, ho seguito la via che la pratica agonistica mi proponeva: è stato il gradino successivo alla gare organizzate dalle società che si fanno quando si è bambini. L’agonismo però è stato sicuramente il passaggio che mi ha fatto diventare competitivo in ogni aspetto della mia vita, che mi spinge sempre più a cercare la perfezione in ogni mia tecnica e in ogni mia azione.

Normalmente quanto ti alleni?
Normalmente mi alleno in palestra insieme ai miei compagni e amici, facciamo due allenamenti alla settimana, sempre di due o tre ore nei periodi delle gare, per esempio come per i Campionati italiani. In questo periodo, purtroppo [a causa del Covid-19 ndr] non ho potuto allenarmi “fisicamente” insieme ai miei compagni, ma anche facendo lezione da casa il nostro gruppo è rimasto sicuramente molto unito e sentivo, anche se attraverso uno schermo, che ci stavamo allenando tutti insieme, sempre uniti, proprio come se fossimo stati uno vicino all’altro.

Com’è il rapporto con i tuoi compagni di squadra?
I miei compagni non sono semplici compagni di allenamento, ma sono amici, e quando siamo tutti insieme sono sempre felice, perché sento che siamo tutti uniti. Tutti noi vogliamo dare il massimo per raggiungere i nostri obiettivi e per aiutare i nostri compagni a raggiungere i loro.
È vero che il Karate è considerato uno sport individuale, ma l’allenamento è senza dubbio di squadra.

Il tempo che dedichi agli allenamenti incide nella vita privata?
Praticare agonismo indubbiamente ha inciso, in particolare in questi ultimi tre anni, sul tempo a mia disposizione per studiare e per uscire con gli amici. Sicuramente a livello fisico è pesante, anche perché ho passato molte notti “in bianco” per riuscire a ottenere una buona preparazione scolastica, cosa che non avrei sicuramente dovuto fare se non avessi praticato karate o un qualsiasi sport a livello agonistico. Però a livello mentale non è affatto pesante, anzi, gli sforzi che ho fatto sono stati sicuramente ricompensati dalla gioia di poter praticare karate assieme ai miei compagni. 

Lo scoglio personale su cui devi ancora “lavorare”?
Sicuramente è la paura di sbagliare, una paura che nei giorni prima di una gara importante, o anche di un test scolastico, quasi mi attanaglia, però quando arriva il giorno della gara, quando entro nel palazzetto assieme a molti altri atleti e, soprattutto, quando salgo sul tatami, questa paura si affievolisce fino a sparire e lascia il posto alla voglia di dare il meglio di me stesso.

Secondo te, qual è la tua caratteristica come atleta?
Non penso di avere una caratteristica particolare che mi distingua dagli altri, sicuramente nella mia pratica incidono la voglia di superarmi e la ricerca della perfezione tecnica. 

Quando sono sul tatami e devo eseguire il mio kata, non sento più nessuno, ci sono solo io, non penso più a nulla. — Vittorio Prin Clari

In quale specialità ti senti più preparato e che cosa ti permette di provare?
Attualmente mi sento più preparato nel kata individuale perché è la specialità in cui mi sono allenato di più. Questo però non significa che mi alleno solo nel kata, anzi, la pratica del kumite è certamente molto utile, perché mi permette di esprimere la mia personalità nel kata. È sicuramente vero che il kata segue uno schema ben preciso e uguale per tutti, però penso che un kata diventi diverso dagli altri quando il kata diventa “nostro”, quando viene vissuto come un combattimento, quando abbiamo sicurezza in quello che stiamo facendo e trasmettiamo queste intenzioni a chi ci guarda.
Quando sono sul tatami e devo eseguire il mio kata, non sento più nessuno, ci sono solo io, non penso più a nulla tutto diventa vuoto ed è in quel momento che cerco di esprimere il kumite che è racchiuso nel kata, è in quel momento che cerco di rendere ogni mio movimento il più perfetto possibile; queste sono le sensazioni che mi danno i kata. 

Qual è per te l’avversario (reale o psicologico) più temibile?
Non ho un avversario in particolare, ogni atleta che incontro è temibile a modo a suo e ognuno ha il proprio obiettivo da raggiungere.
Sicuramente ci sono degli avversari che vorrei incontrare e rincontrare come mio fratello Stefano, i miei compagni della squadra nazionale o Kevin Ghiozzi, un grande atleta e un grande avversario che col tempo è diventato anche un grande amico, perché sì, il karate è rivalità in gara e amicizia sincera fuori dal tatami.

Che cosa pensi di avere appreso dalla pratica del karate?
Non posso dire che il karate mi abbia cambiato, perché io sono cresciuto praticando karate e, quindi, posso dire che mi ha formato.
Il karate mi ha sicuramente insegnato e trasmesso la voglia di non arrendermi, di superarmi sempre, mi ha trasmesso anche la calma, perché nel momento in cui mi agito è il momento in cui sbaglio di più, quindi, la calma è sicuramente uno degli aspetti fondamentali che mi ha trasmesso e che posso applicare in ogni situazione. 

Il momento/ricordo/episodio più appagante e quello più spiacevole  della tua carriera?
Non ho un momento più appagante che porto con me, sicuramente ho tanti momenti felici come la prima vittoria nel kata a squadre nei Campionati italiani FIKTA del 2018 assieme ai miei compagni Stefano Prin Clari e Martino Zanetti, oppure la vittoria del campionato ESKA 2019 a Cadiz sempre nel kata a squadre insieme ai miei due compagni Alberto Rocchetti e Alessandro Bindi.

Utilizzi il web o i social media per vedere il vasto panorama di competizioni che offrono?
Sicuramente utilizzo i social, ma solo per rivivere alcuni momenti o per “studiare” me stesso. Sono convinto che studiare gli altri atleti non porti a un miglioramento personale, l’unica cosa che ci può fare migliorare è la correzione di noi stessi.

Ti piacerebbe essere un atleta professionista?
Sicuramente mi piacerebbe, perché mi dedicherei interamente a una cosa che amo, però il mio sogno nel cassetto è quello di poter diventare un professore delle scuole superiori, questo perché spero di poter trasmettere i valori del karate – anche non insegnandolo direttamente – agli adolescenti, che spesso si trovano smarriti in una momento di cambiamento come quello che avviene appunto alle superiori e io penso che il karate a volte ti dia dei punti fermi, delle certezze che non ti fanno “perdere”, il karate è anche una via nella vita.

Il karate è rivalità in gara e amicizia sincera fuori dal tatami.— Vittorio Prin Clari

Cosa pensi dell’entrata del karate alle Olimpiadi?
Penso che sia il sogno di ogni agonista poter arrivare a una competizione così importante e sarebbe anche il mio… se solo non avessero già eliminato il karate delle olimpiadi che si terranno nel 2024.

Come immagini il tuo futuro?
A me non piace immaginare il futuro, mi piace piuttosto pormi degli obiettivi a breve termine e ogni volta che raggiungo i miei piccoli obiettivi stabilirne degli altri sempre più ambiziosi, per migliorarmi e per crescere con il giusto tempo.

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