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Kids Kicking Cancer Italia Onlus

Kids Kicking Cancer Italia Onlus

I “Piccoli, grandi Eroi” del Dr. Enrico Cembran che porta la conoscenza del Karate nei reparti infantili più dolorosi di alcuni ospedali.

(in Karate Do n. 30 apr-mag-giu 2013)

IL TIROCINIO
Dopo aver affrontato la formazione di base per Martial Art Therapist della Kids Kickings Cancer Italia onlus, ho effettuato il previsto periodo di tirocinio affiancato al Dr. Mark T. Palermo, al dipartimento di Oncoematologia pediatrica del Policlinico Universitario Umberto 1° di Roma.
Abbiamo svolto alcune lezioni con bambini che avevano ricevuto terapie antitumorali e/o trapianti di midollo, nel periodo riabilitativo.
Sin dal primo giorno ho capito che la mia vita d’insegnante di Karate stava definitivamente e radicalmente cambiando. Le sensazioni provate entrando in quel posto apparentemente molto accogliente (in genere questi luoghi hanno le pareti affrescate con scene bellissime e predisponenti al benessere… questa situazione viene definita “umanizzazione pittorica”), pulitissimo a livello maniacale, pieno di giocattoli in ogni possibile spazio, ma permeato da un’atmosfera oggettivamente triste, sono un miscuglio di dolcezza e tristezza.
Quasi sempre entro qualche secondo dall’arrivo ci s’imbatte in uno di questi piccoli angeli che cammina tenuto per la mano da un genitore, lo riconosci subito dall’aspetto e dallo sguardo. Sono bambini inaspettatamente e completamente o quasi calvi, spesso pallidi, o addirittura con un colorito veramente preoccupante, ma quello che immediatamente colpisce è la profondità del loro sguardo, una profondità insolita per un bambino, sembra subito di comprendere, solo guardandoli negli occhi, tutto il distacco, l’angoscia e la diffidenza che provano per una vita che improvvisamente per loro si è fatta veramente dura e in salita.
In ogni caso, appaiono bambini molto più maturi della loro età e ti viene da pensare subito che questo non sia giusto, che nessuno e niente avrebbero il diritto di portargli via in quel modo odioso la loro sacrosanta vitalità, spensieratezza e gioia di vivere. Perciò è necessario tornare subito agli avvertimenti ricevuti al corso di formazione per Martial Art Therapist: “Sforzarsi di pensare sempre e comunque in termini di qui e ora!”.
Cioè astrarsi immediatamente dal significato di quello che si vede/prova, concentrandosi solo ed esclusivamente sulla mission sottoscritta, pena l’inutilità o addirittura la pericolosità del nostro operato.
Facile a dirsi…

… è necessario subito tornare agli avvertimenti ricevuti al corso di formazione per Martial Art Therapist: “Sforzarsi di pensare sempre e comunque in termini di qui e ora!

Talvolta mi sono trovato con questi bambini in attesa di cominciare la lezione mentre indossavo il keiko gi, la cintura nera da 6° dan, quella i cui ideogrammi giapponesi sono le parole componenti l’acronimo della Fikta, perché si dice che, conseguendo il 6° dan, si diventa tutt’uno con la Federazione… e io devo dire che effettivamente è quello che accade.
Naturalmente la prima terapia che si può svolgere con questi bambini consiste proprio nel distrarli, cominciando a parlare del significato della cintura, del perché è nera e interessandoli con l’immenso patrimonio di aneddoti ricevuto dai grandi Maestri che si è avuta la fortuna di frequentare. Si capisce da subito come questi piccoli angeli, fortunatamente, mantengono viva la loro genuina curiosità e, con le capacità maturate in tanti anni d’insegnamento, è possibile coinvolgerli distraendoli dai brutti pensieri che li accompagnano.
Le lezioni proposte dal Dr. Palermo mi sono da subito apparse esattamente come descritte al corso di formazione… si pratica Karate, sic et simpliciter, solo riducendo il carico di lavoro per quantità e qualità. Deve essere chiaro che quello che conta è il messaggio che possiamo trasferire, il Dojo kun, né più, né meno:
attraverso la pratica del Karate si migliora il carattere (tenendo a bada la rabbia per tutto quello che succede e concentrandosi sulle possibili soluzioni, più che sul problema);
si diventa sinceri con se stessi e con gli altri (riuscendo a guardare la malattia con obiettività);
si acquisisce la costanza dello spirito (la disciplina che ci consentirà di continuare a praticare sempre e comunque. “Il Karate migliore è quello della malattia”, Hiroshi Shirai);
si acquisisce il rispetto universale (purpose, lo scopo, una volta guariti: essere utili per gli altri);
si acquisisce l’autocontrollo (quello necessario per poter tenere a bada la rabbia inevitabile).
Grande ATTENZIONE per le articolazioni, particolarmente vulnerabili, per i traumi potenzialmente ancor più dannosi per via della drastica riduzione delle piastrine nel sangue. Grande attenzione per la respirazione, quella profonda, addominale, in grado di ridurre il dolore e la stasi linfatica, capace di indurre un’ottima visualizzazione di scenari ben più edificanti e stimolanti di quelli vissuti da questi bambini.
Infine, il body scan, tecnica capace di stimolare l’instaurarsi di nuove sinapsi nel sistema motorio duramente provato dalla terapia antiblastica e radiante.
Ogni volta che sono uscito da questo luogo ho percepito maggior gratitudine per la mia vita, sicuramente ancor più complicata da questa scelta, ma certamente più ricca dopo ogni seduta.

… Il body scan, tecnica capace di stimolare l’instaurarsi di nuove sinapsi nel sistema motorio duramente provato dalla terapia antiblastica e radiante.

In corsia
A seguito di questo tirocinio sono stato dichiarato “Martial Art Therapist” e ho ricevuto la mia prima “destinazione effettiva”: Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, reparto di oncoematologia pediatrica e, stante l’assenza di bambini in regime di “day hospital”, sono stato spedito direttamente in corsia col M° Giancarlo Bagnulo, grande persona.
L’impatto di questa seconda esperienza è stato per me, se possibile, ancor più scioccante della prima. Stessa “coreografia”, bellissime scene disegnate alle pareti dei corridoi, stessa igiene maniacale, odori che non si scordano facilmente, un misto di medicine, cibo, umanità… Il briefing appena arrivati con i medici, cambiarsi in qualche modo, igiene delle mani, la mascherina respiratoria e… all’improvviso davanti a una porta, dove provi a immaginare chi o cosa troverai al di là, ti fai coraggio e la apri…
In certi casi capisci che quello che vedi non lo avresti potuto mai immaginare, il colpo è forte, un “uno-due” che rischia di stenderti, colpendoti dritto al cuore.
Entri in queste stanze e sbatti contro un muro, l’odore non sgradevole di disinfettante e umanità. Una volta percepito non lo scordi più: c’è praticamente di tutto, giochi, libri, televisori, computer, cibo, genitori che vivono “sepolti” in ospedale con i propri figli e che non hanno più lacrime da piangere, ma che le trovano lo stesso, non appena si rendono conto che è arrivato qualcuno che si prende cura veramente del proprio piccolo, o magari perché durante la lezione ricordi che la malattia prima o poi finirà… E poi ci sono “loro”, questi Piccoli Eroi, pieni di dignità nonostante tutto, nonostante i cateteri, le stomie, la calvizie impietosa.
Li trovi a volte relativamente in forma, molto più spesso “massacrati” da una terapia che ucciderebbe un toro, con un colorito che non avresti mai pensato possibile per un bambino e regolarmente calvi del tutto o con un capello ogni tre minuti, pieni di tubi e fili, talvolta con la stomia (il cosiddetto “sacchetto” per raccogliere i loro bisogni); spessissimo gonfi, vuoi per i medicinali, vuoi per gli effetti della malattia. Ti guardano diffidenti ma interessati, talvolta purtroppo del tutto disinteressati, apatici, e capisci che forse è troppo tardi, la malattia ha realmente portato loro via la voglia di vivere…
Ti scuoti, ti presenti, spieghi cosa è KKC, Power, Peace, Purpose. Vedi che piano piano la diffidenza scompare, ma devi stare attento, non devi dargli altre “fregature”, ci ha già pensato la vita. Ti appelli a tutto il repertorio che hai immagazzinato in anni e anni d’insegnamento, alcuni di loro “partono” subito, altri vedi che proprio non ce la fanno o semplicemente non vogliono, ci provi lo stesso, in alcuni casi ci riesci…

Fai loro visualizzare scenari più degni della loro età e, quasi sempre, scopri che quello che amano è il mare.

A volte li trovi con il colorito veramente preoccupante, la bocca distrutta dalla gengivite da farmaci, la calvizie, la nausea e butti lì, quasi per dovere, un “Te la senti oggi?” e quei piccoli angeli pieni di orgoglio e dignità, ti fanno capire che: “Certo che ce la faccio, cosa credi?” e lo fanno per davvero, scansandosi i tubi e i sacchetti. Allora ti rendi conto che a volte senti parlare di Karate proprio a sproposito.
Fai la lezione e alla fine ti domandi: “Ma da dove la prendono tutta quella energia?”. Gli fai fare della sana respirazione addominale, fai loro visualizzare scenari più degni della loro età e, quasi sempre, scopri che quello che amano è il mare. Certe volte, gli faccio colpire la mia mano cercando di fargli visualizzare qualcosa di negativo, solitamente dicono che colpiscono la loro malattia, a volte le cellule stellate, altre volte quelle squamose (cellule tumorali particolarmente aggressive). Alcune volte vedi che non si può fare, ci parli e basta, in questi casi quasi sempre si addormentano sfiniti.
Succede anche, come oggi, che li ritrovi piuttosto in forma (si fa per dire) dopo averli visti veramente prostrati la volta precedente, e capisci che la natura che in qualche modo li ha “fregati”, forse li può aiutare e che forse ce la faranno. Allora ti fai forza e capisci che in qualche modo sei stato utile a questi PICCOLI GRANDI EROI.

http://www.kidskickingcancer.it

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