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Gradi e titoli nel karate

Riflessione sulla contraddizione in termini per quanto riguarda il riconoscimento di gradi e titoli nel karate e nelle arti marziali in genere.

Molto spesso, troppo direi, praticanti e insegnati si fanno portavoce di affermazioni come:La pratica del vero Karate non inizia dalla cintura bianca, ma dalla cintura nera”, “quando si raggiunge il 1° Dan si comincia a fare Karate”, “la cintura nera è l’inizio del vero cammino”, “solo con la cintura nera ci si addentra nel vero Karate”, “la cintura nera non è il punto di arrivo”, “la cintura nera rappresenta l’inizio della pratica vera”, “i titoli dovrebbero essere rilasciati solo quando si è raggiunta una certa maturità”, “il titolo di Maestro è il principio dello studio” ecc. ecc.

Kyu e Dan sono termini che indicano gradi (classi) e livelli in svariate discipline giapponesi (non solo marziali).

Affermazioni di una certa rilevanza filosofico-tecnica che però si contrappongono ad altre idee quali:la cintura serve solo a tenere su i pantaloni”, “gradi e cinture servono solo al business”, “in passato non esistevano tutti questi gradi”, “le federazioni fanno guadagno sui gradi e i diplomi”, “la cintura non rispecchia sempre la bravura di chi la indossa”, “i diplomi sono solo pezzi di carta”, “anche se si ha il certificato di Maestro non è detto che si sappia insegnare, quindi un diploma non ha alcuna validità” ecc. ecc.
Ancora più spesso gli stessi individui, che sostengono le affermazioni di cui all’inizio, pronunciano contemporaneamente frasi della seconda tipologia e questo è un fenomeno contraddittorio che dilaga a macchia d’olio in tutti gli ambiti in cui si parla di karate o di arti marziali in generale, creando non poca confusione concettuale nei lettori meno esperti, ma spesso anche tra gli stessi disquisitori.

 Facciamo, dunque, un’analisi attenta sull’utilizzo di gradi e titoli nel corso del tempo:

  • Benché scontato, ricordiamo che Kyu e Dan sono termini che indicano gradi (classi) e livelli in svariate discipline giapponesi (non solo marziali), rispettivamente tra i principianti e gli esperti; il 1° Dan, dunque, sarebbe il primo livello di esperto o praticante professionista. Se Kyu e Dan indicano i livelli di esperienza, essi cosa significano nell’ambito, ad esempio, del Karate? Indicano gli step tecnici raggiunti dal praticante, lo sviluppo della sua capacità tecnica, ossia la capacità di esprimere le caratteristiche di quella data disciplina e nell’ambito del Karate ciò significa rispecchiarne i princìpi quando il praticante deve applicarlo, ciò vuol dire che egli deve dimostrare di valere un certo livello quando esegue degli esercizi (es. Kata), quando combatte, quando si deve difendere (?).
  • I titoli, ossia le licenze d’insegnamento, generalmente associati ai cosiddetti “livelli di maestria” (cioè determinati Dan), invece, indicano che il praticante ha raggiunto un certo stadio di padronanza dei suddetti princìpi tecnici, tale da essere in grado di insegnarli agli altri. Se è in grado di insegnarli vuol dire che non li sa solo eseguire, ma ne conosce anche le connotazioni teoriche, storiche, filosofiche ecc., tipiche della disciplina in questione, quindi, ha compiuto uno studio a latere della mera pratica su tatami, da solo e affiancato da un altro esperto, che gli ha permesso di andare oltre il fattore puramente tecnico-pratico.
  • Se si leggono le biografie dei grandi karateka del passato, si comprende come a Okinawa (culla del karate) la storia di gradi e titoli è stata un continuo divenire e si evince che generalmente la prima licenza d’insegnamento veniva rilasciata al raggiungimento del quinto o del sesto livello di padronanza tecnica (Godan o Rokudan). Tale licenza corrispondeva al titolo di Shihan, che significa appunto insegnante, e quasi sempre era l’unica licenza d’insegnamento rilasciata; cioè il praticante era stato ritenuto esperto tale da poter aprire il proprio dojo e insegnare a sua volta, e non necessitava di altro. Quando vennero introdotti i tioli Shogo, si cominciò a rilasciare il Kyoshi 7° Dan a quegli insegnanti che venivano reputati in grado di formare nuovi istruttori o comunque praticanti già avanzati, così quasi automaticamente l’insegnante Kyoshi diveniva il caposcuola.
  • Quasi sempre, però, ancor prima d’introdurre il sistema di graduazione, a Okinawa si rilasciava solamente una semplice autorizzazione all’insegnamento, senza alcun tipo di titolo o grado. Quando si cominciò a utilizzare il sistema dei Dan, in ogni caso, non si seguiva inizialmente una precisa tempistica e molto spesso si saltavano anche dei Dan, per la promozione del praticante ormai già insegnate, perché si ritenevano le sue competenze tali da non dover soddisfare un mero limite temporale o burocratico
  • Il rilascio della licenza d’insegnamento non avveniva di certo a sessant’anni – tanto per dire –, per logici motivi di natura fisica. Effettivamente sarebbe difficile poter insegnare determinate tecniche e le relative connotazioni intrinseche quando il fisico risponde a esigenze e abilità maturate diversamente nel tempo, per lo meno sarebbe difficile farlo in rapporto ad allievi di età molto differente; questo viene dimostrato dal fatto che quasi sempre i Sensei avevano (e hanno) a seguito un Uchi-deshi che funge da assistente, “esperto dimostratore” tecnico.
  • In passato, a Okinawa (e in Giappone), la licenza d’insegnamento veniva rilasciata esclusivamente dal proprio Sensei (o dal Soke). Se comunque ci approcciamo con una visione più attuale, possiamo sostenere che gradi e titoli (licenze d’insegnamento) devono essere rilasciati dal proprio Kancho (caposcuola) o da una commissione di maestri (dell’organizzazione) che autorizza, nel senso che certifica, che il praticante esperto è ora in grado di insegnare quella specifica disciplina secondo i canoni della propria scuola (o organizzazione). Ricordiamo, però, che le commissioni sono nate con le associazioni (di scuole), per cui troppo spesso una commissione non sarebbe (è) in grado di giudicare un praticante nella sua specifica linea (Ryu) della disciplina in questione, al massimo può giudicare secondo dei canoni generali della disciplina tutta (es. Karate-do) – Ciò, se fatto secondo questa logica, è certamente corretto e può validamente giustificare il fatto che non è assolutamente sbagliato per un praticante “transitare” dal una linea all’altra (cioè da uno stile all’altro) mantenendo il proprio grado e ascendendo direttamente a quello successivo a seguito di esame.
  • Rammentiamo infatti che, sempre in passato, a Okinawa non esistevano, come già detto, programmi, tempistiche (età) e regolamenti rigidi per ricevere un diploma, ma il tutto era a “discrezione” esclusiva del maestro. Ricordiamo altresì che, a un certo punto, per dare “corpo e dignità” al futuro Karate-do, molti maestri di Okinawa si recarono in Giappone per farsi rilasciare licenze d’insegnamento dal Dai Nippon Butoku Kai. A quel punto vennero introdotti anche a Okinawa i titoli Shogo (Renshi, Kyoshi, Hanshi), abbinandoli più precisamente a specifici livelli (Dan). Con l’introduzione dei titoli Shogo, fino a un certo periodo però (probabilmente fino all’ultimo decennio) si mantenne come riferimento il 5°/6° Dan per il rilascio della licenza d’insegnamento, mentre livelli e titoli successivi venivano rilasciati per motivi burocratici di rappresentanza della scuola/associazione oltremare (7°/8° Dan), e motivi di anzianità e onorificenza (9°/10° Dan); dunque lo Shihan Godan/Rokudan rimase in fondo il vero livello da raggiungere per poter insegnare.  C’è, ancora, da ricordare che i titoli sono spesso associati a determinati Dan, ma non è un fattore obbligatorio, e questo ha un forte significato …! 
  • Infine, se si osservano i diplomi di Karate del passato, soprattutto quelli rilasciati da una commissione, una volta tradotti essi attestano il grado e/o il titolo del praticante raggiunti nel Karate e solo ove è presente la firma del maestro c’è anche scritto il nome della scuola o dello stile (Kan e Ryu); ciò vale a dire che si ritiene una data padronanza in quella data arte marziale, senza citare lo stile (propriamente detto), ma si sottolinea solo a fine testo che si tratta di quella specifica scuola (cioè di quella data linea di Karate).

A chiosa dei punti di riflessione sopra esposti, si possono citare alcuni esempi di famosi Karateka del passato con aneddoti del loro relativo “percorso burocratico”, a testimonianza di quanto detto (vi possono essere delle incongruenze circa le date esposte con quelle conosciute dal lettore). 

  • Nel 1939 il Dai Nippon Butoku Kai promosse Renshi diversi famosi maestri di Okinawa, tra cui Gichin Funakoshi, Hironori Ostuka e Kenwa Mabuni.
  • Nel 1943 il Dai Nippon Butoku Kai promosse Tasshi G. Funakoshi e K. Mabuni.
  • Zenryo Shimabukuro, fondatore dello Shorinryu Seibukan, ricevette il 10° Dan nel 1964 dalla Okinawan Karate-do United Association all’età di 56 anni, dopo 32 anni di pratica.
  • Chojun Miyagi, fondatore del Gojuryu, venne diplomato come Kyoshi nel 1935 dal Dai Nippon Butoku Kai all’età di 45 anni, il suo stile fu altresì il primo a essere registrato sotto la medesima organizzazione ed egli divenne rappresentante della stessa ad Okinawa.
  • Hohan Soken, fondatore del Matsumura Seito Shorinryu, quando tornò dall’Argentina a Okinawa dopo quasi trent’anni, non possedeva alcun grado o titolo, alla fine degli anni 50 ricevette direttamente lo Shihan 7° Dan dallo Zen Okinawa Karate-do Rengokai e venne invitato da Seitoku Higa a far parte della commissione degli istruttori dell’organizzazione.
  • Hironori Otsuka, fondatore del Wadoryu, ricevette la registrazione del proprio stile nel 1940 presso il Dai Nippon Butoku Kai dopo diciotto anni di pratica del Karate, nel 1941 venne promosso Kyoshi, nel 1972 ricevette il 10° Dan dalla International Martial Arts Federation di Tokyo.
  • Kenwa Mabuni, fondatore dello Shitoryu, ricevette la registrazione del proprio Ryu nel 1939 al di sotto del Dai Nippon Butoku Kai, dopo quarant’anni di pratica.
  • Choshin Chibana, fondatore del Kobayashiryu, registrò il proprio stile nel 1933 presso il Dai Nippon Butoku Kai, dopo circa trentacinque anni di pratica e nel 1957 fu il primo okinawense a ricevere il titolo Hanshi dalla medesima organizzazione giapponese.
  • Seifuku Nitta, fondatore dello Shorinryu Kenseidokokai, ricevette il 4° Dan da Isa Kaisyu dello Shorinryu Shudokan, successivamente ricevette il 6° Dan da H. Soken, ancora nel 1992 ricevette il 10° Dan da Seiki Toma dello Shorinryu Seidokan.
  • Fusei Kise, fondatore dello Shorinryu Kenshinkan, studiò contemporaneamente sotto H. Soken e Shigeru Nakamura dell’Okinawa Kenpo-Karate, ricevendo da quest’ultimo lo Shihan 7° Dan nel 1965, mentre nel 1976 ricevette il 9° Dan da H. Soken, infine nel 1987 venne riconosciuto come 10° Dan da Shigaru Tamaiya.
  • Kanei Uechi venne autorizzato a insegnare con una licenza in vecchio stile, dopo quattordici anni di pratica, da suo padre Kanbun, fondatore del futuro Uechiryu; nel 1959 ricevette il titolo di Shihan da Ryuyu Tomoyose (ex studente del padre), ancora nel 1967 all’età di 56 anni venne promosso Hanshi 10° Dan dal Zen Nihon Karate-do Renmei giapponese e dieci anni dopo venne riconosciuto Hanshi 10° Dan dal Zen Okinawa Karate-do Renmei di Okinawa.
  • Kafu Kojo, già Hanshi di quinta generazione del metodo di famiglia Kojoryu, negli anni 60 ricevette il Kyoshi 7° Dan da C. Chibana.
  • Shoshin Nagamine, fondatore del Matsubayashiryu, ottenne a Kyoto la licenza d’insegnamento nel 1940 all’età di 35 anni, più tardi venne promosso Renshi.
  • Shugoro Nakazato ricevette lo Shihan 7° Dan da C. Chibana nel 1955 dopo vent’anni di pratica, nel 1960 la Okinawa Karate-do Federation lo promosse Kyoshi 8° Dan e sette anni dopo C. Chibana lo promosse 9° Dan, con la dipartita di Chibana nel 1969 Nakazato venne promosso Hanshi 10° Dan dall’organizzazione fondata dal suo maestro.
  • Toyama Kanken ricevette un titolo onorifico di “Maestro di Karate-do” dal Governatore di Okinawa nel 1949 a 61 anni di età.

In passato, a Okinawa (e in Giappone), la licenza d’insegnamento veniva rilasciata esclusivamente dal proprio Sensei.

Dunque, date tali premesse e alcuni esempi dei molti personaggi che hanno fatto e fanno la storia del Karate, potrebbero sorgere altre domande come: perché la cintura nera è l’inizio della vera pratica? Perché la cintura nera non è un punto di arrivo? Dove sta l’incoerenza di un “pezzo di carta”? Come mai i titoli non sono obbligatoriamente abbinati a determinati Dan, ma quello che si fa è solo un processo convenzionale? È errato riconoscere una padronanza tecnica o una maestria (capacità d’insegnamento) solo in generale nella data arte marziale, senza citare lo stile (propriamente detto)? Chi può realmente valutare la maturità del praticante e di quale maturità stiamo parlando? C’è differenza tra capacità tecnica pura (bravura) e conoscenza teorico-tecnica (maestria)? Che differenza c’è (valore) tra un diploma rilasciato dal proprio maestro e da una federazione? Ecc.
Probabili risposte potrebbero, di conseguenza, essere: fino al 1° Dan non fai Karate (ad esempio); il 1° Dan rappresenta il primo livello di praticante esperto; i diplomi li puoi anche “comprare”; gli stili non sono uguali tra loro; il Karate è uno, poi vi sono vari metodi; se uno è bravo in combattimento è bravo anche a saper insegnare quelle tecniche; il maestro ti conosce, la federazione fa soldi; la commissione è più obiettiva del tuo maestro; ecc. 

Tutto questo caos sembra una contraddizione in termini! Ma tale contraddizione in termini chi l’ha creata, il sistema dei gradi o le stesse persone che disquisiscono in merito e che ancora si sconvolgono (fintamente) se si vede ricevere un grado o un titolo dopo tanto studio e impegno nella divulgazione del Karate-do?

 

Fonti
  • Intervista a T. Hokama Sensei a cura dell’autore, 2014/2016.
  • Intervista a T. Yabiku Sensei a cura dell’autore, 2014/15.
  • Intervista a T. Oshiro a cura dell’autore, 2019.
  • T. Nakaya, Karate-do – History and Philosophy, Ed. JSS, 2014.
  • T. Hokama,Okinawan Karate Timeline & 100 Masters, Ozato Print, 2012.
  • M. Bishop, Karate di Okinawa, Ed. Mediterranee, 1994.
  • Web

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