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Iustus Takayama, il samurai di Cristo

Il principe giapponese diventato beato nel 2017 patrono potenziale dei praticanti di arti marziali.

Durante la Settimana Santa, in Italia e in tutti gli altri Paesi dichiaratamente cattolici, si tengono numerose sacre rappresentazioni. La via dolorosa, come ricorda l’artista e terapeuta Alejandro Jodorowsky in I vangeli per guarire (Oscar Mondadori), è solo una tradizione di pietà popolare liberamente ispirata alla Passione raccontata nel Vangelo. Gesù non è caduto con la croce tre volte, non si è lamentato, non si è fatto asciugare il sudore da Veronica. No, Cristo è rimasto lucido, manifestando la propria volontà conversando coi due ladri crocifissi con Lui, perdonando chi gli stava facendo del male, affidando sua madre a Giovanni. Fino alla fine, fino all’urlo che ha scosso la Terra e rabbuiato il cielo, Egli s’è dimostrato forte, incrollabile, senza alcuna paura della morte. Non somiglia al personaggio che vediamo nelle vie crucis, piuttosto, scrive Jodorowsky, Gesù è morto come un guerriero della fede, un samurai.

Era un principe di alto rango, che per la propria fede rinunciò a tutto. L’evangelizzazione fu il filo rosso della sua vita.

Il pensiero va a Iustus Takayama Ukon, il “samurai di Cristo”, quasi sconosciuto da noi – anche se gli è stato dedicato un film, compare perfino in un manga ed è venerato da pagani e protestanti -, ma che potrebbe diventare il protettore di tutti gli artisti marziali.
La figura di Takayama è importante per vari motivi. Intanto, è il primo beato nipponico a essere celebrato con una ricorrenza apposta per lui (dato che Papa Francesco è un gesuita, come i primi missionari in Estremo Oriente, osserva e promuove quanto riguarda il Giappone cristiano).
Era un principe di alto rango, che per la propria fede rinunciò a tutto. L’evangelizzazione fu il filo rosso della sua vita, fondò diversi seminari, oratori, la confraternita della misericordia e la chiesa di Osaka. Soprattutto fu cultore della carità: aiutava i suoi sudditi poveri, visitava gli ammalati e provvedeva alle onoranze funebri di chi non aveva famiglia.

Ukon nacque intorno al 1552, in una clan di daimyo, ovvero aristocratici a cui era consentito possedere territori, arruolare eserciti e ingaggiare samurai. [Ukon è semplicemente un riferimento alle cariche ricoperte dal beato, ma come si usava in Giappone, fa parte del nome della persona. NdA]
Fu battezzato, insieme a suo padre, quando aveva 11 anni.
I Takayama erano vassalli del potente clan Wada. Il feudatario Wada era geloso della loro buona reputazione, tanto che decise di ucciderli tutti e, perciò, li invitò a una cena nel suo castello, ma a Ukon arrivò voce del complotto. Affrontò e sconfisse il Wada, e Nobunaga, il più potente signore della guerra, ne fu molto colpito. Concesse a Iustus il castello di Takatsuki, per cui il giovane iniziò a servirlo come condottiero durante le sue campagne militari per unificare il Paese. 

Nel 1578 Araki Murashige si ribellò a Nobunaga, ignorando i consigli del suo vicino Ukon. Dentro di sé il samurai era dilaniato dal dilemma: aveva l’obbligo di fedeltà al padrone, però Araki, per ricattarlo affinché lo appoggiasse, aveva rapito sua sorella e il suo nipotino. Alla fine, Iustus scelse la vita dei suoi cari e si unì alla rivolta. Quando lo seppe, Nobunaga gli mandò un ambasciatore, il quale gli riferì che se non si fosse arreso, per punizione, i sacerdoti in Giappone sarebbero stati giustiziati e le chiese demolite. Dopo ore di contemplazione, Ukon si sottomise a Nobunaga. I cristiani grazie a lui rimasero al sicuro. Fortunatamente, Araki aveva risparmiato gli ostaggi. Ukon fu graziato e i suoi possedimenti aumentarono, come ricompensa per aver aiutato Nobunaga. 

Poco dopo il signore della guerra fu ucciso e il caos minacciò di impadronirsi di una nazione instabile. Takayama si schierò con Hideyoshi, successore di Nobunaga, e vendicò il suo assassinio. Durante il funerale buddista del suo antico padrone, Ukon non accese l’incenso sull’altare. I presenti avrebbero potuto offendersi, ma la fama di saggezza e bontà del samurai evitò lo scontro.
Nel 1583 Takayama combatté per difendere una fortezza di frontiera, fu ferito e parecchi dei suoi soldati furono uccisi, mentre i superstiti vennero cacciati dal fortino. La loro resistenza permise a Hideyoshi di inviare rinforzi e ottenere una vittoria decisiva. La posizione di Ukon migliorò ed egli continuò a impegnarsi per la riunificazione del Giappone.
Intanto, Hideyoshi, diffidente verso chi non si dimostrava allineato con lui, temeva che i cristiani si mettessero contro lo Stato, così diede inizio a una persecuzione e molti cattolici trovarono il martirio a Nagasaki nel 1597. Per arginare la diffusione del cristianesimo Hideyoshi voleva bandire i preti dal Giappone, ma morì prima di poter mettere in atto il suo decreto. 

Secondo l’arcivescovo Joseph Mitsuaki Takami, i cristiani in Giappone devono imparare da Ukon.

Per 10 anni Ukon, che s’era salvato grazie ad amici potenti, restò piuttosto tranquillo nonostante le pressioni affinché abiurasse, ma le ombre della persecuzione erano destinate ad allungarsi di nuovo sui cristiani.
Nel 1614 i missionari vennero espulsi dal Giappone e con loro pure i nobili fedeli a Gesù.
Takayama era un abile guerriero, con molti seguaci, ma i suoi valori non gli permettevano di opporsi allo Shogun (cancelliere del Giappone). Rispettò, perciò, il suo ordine e, nel novembre del 1614, salpò per Manila, perdendo il suo status sociale e tutti i suoi averi.
Lì, tramite i gesuiti, ricevette una proposta del re di Spagna, un progetto per  rovesciare lo Shogun, ma il daimyo coerentemente si rifiutò.
Dopodiché, in poche settimane si ammalò gravemente, senza scampo, e il 5 febbraio 1615 Iustus fu sepolto nella capitale filippina con gli onori militari. Nel ‘quartiere giallo’ di Manila sorge ancora la sua maestosa statua.

Secondo l’arcivescovo Joseph Mitsuaki Takami, i cristiani in Giappone devono imparare da Ukon. Per mentalità e cultura sono restii a parlare della loro fede; oggi invece c’è bisogno di un annuncio esplicito del Vangelo. Iustus era felice di testimoniare il suo credo e tanti furono convertiti dalle sue parole. Non solo, ha sempre anteposto il Signore al proprio benessere, a differenza dei suoi compatrioti moderni – chiaro indizio di uno smarrimento spirituale in atto. Perciò in molti tifano per una veloce proclamazione ufficiale della sua santità, occasione perché il Sol Levante non smarrisca parte della sua anima lungo il cammino della storia.

 

FONTI
S. Turnbull (2003), Samurai Warriors.
Marilu Rañosa-Madrunio,note biografiche su Takayama Ukon.
Giappone, beatificato il “Samurai di Cristo”

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