728 x 90

Forza e amore un tutt’uno

Forza e amore un tutt’uno

Secondo il M° Kase due punti importanti per sviluppare un Karate efficace.

(In KarateDo n. 30 apr-mag-giu 2013)

In collaborazione con il M° Riccardo Frare
Si ringrazia Stefano Bellaria, operatore di Medicina Tradizionale Cinese.

“ Come la superficie levigata di uno specchio riflette qualunque cosa le stia intorno senza distorsioni e nel silenzio di una valle riecheggiano anche rumori più deboli, allo stesso modo il praticante di Karate deve rendere vuota la mente da egoismi e debolezze”.
(Gichin Funakoshi)

“Come in un cristallo puro si riflettono i colori dell’ambiente circostante, così nella mente che ha eliminato ogni elemento perturbante, colui che percepisce, ciò che viene percepito, e l’atto del percepire si fondono insieme”.
(Yoga Sutra, Patanjali, 250 a.C.)

Una pratica rivolta realmente all’uomo giunge a concludere che tutto è Amore, Vuoto e che null’altro esiste. Si è concordi nel dire che nel percorso verso il Vuoto la dimensione affettiva e la pratica rivolta verso il Cuore siano il trampolino di lancio per l’accesso a una dimensione realmente spirituale dell’esistenza.

Se il Cuore non è al primo posto e guida la pratica e la ricerca, qualcos’altro prenderà il comando.

Il Karate Do e l’umanità
Sensei, che importanza hanno la mente e il Cuore nella pratica del Karate?
Sensei Kase: “Per me prima viene il Cuore. Il Cuore deve essere associato al sentimento di umanità e a ciò deve corrispondere la libertà; una mente libera. Siamo esseri liberi, dobbiamo avere un cuore grande e una grande umanità. Questi sono due punti importanti per sviluppare un Karate efficace. La mente si deve applicare, mettersi al servizio di questa idea e di questi valori”.
Perché tematiche morali ed etiche come la libertà e l’umanità possono, come afferma il M° Kase sviluppare un Karate efficace? Viceversa, come mai aumentando il reale livello tecnico, si riscontra un accresciuto senso di umanità nel praticante? Dov’è il trait d’union fra il Karate Do e l’uomo? Per i Maestri non si tratta assolutamente di filosofia, ma di esperienza diretta vissuta in prima persona.

L’esperienza diretta è sentire
Per poter adeguatamente scrivere e leggere a riguardo del Cuore è necessario averne in qualche modo un’esperienza diretta. Per esperienza diretta, come abbiamo affermato nei passati articoli, ci riferiamo non a un concetto o a un’idea, quindi alla sola sfera razionale e astratta, ma alla percezione costante di ciò di cui andremo a parlare, perlomeno all’inizio a livello corporeo.
Una zona, quella del Cuore, molto “carica” e che quando siamo felici si dilata e si espande, mentre durante i momenti di dolore si chiude e si contrae portando in noi l’esperienza della sofferenza.
È indispensabile ribadire il principio di fondo che i traumi e le sofferenze protratte nel tempo creano tensioni muscolari croniche e le tensioni croniche sono accompagnate da una perdita di sensibilità di tale zona (W. Reich) (Marchino, 1995). Il fatto di non esserci mai posti come praticanti di Karate Do la domanda se abbiamo esperienza concreta del Cuore e dell’umanità, sopra citata dal M° Kase, indirettamente ci rende consapevoli del nostro grado di maggiore o minore contrazione del Cuore. La frequenza e l’intensità con cui ignoriamo e rimuoviamo nella pratica la dimensione affettiva che le è propria, è direttamente proporzionale al nostro grado di contrazione e an-estesia, in-sensibilità del Cuore. 

Prima viene il Cuore
Se il Cuore non è al primo posto e guida la pratica e la ricerca, qualcos’altro prenderà il comando e non si tratterà di nulla di nuovo, saranno infatti il nostro carattere e i nostri (arbitrari) preconcetti su cosa è giusto e cosa non lo è. La pratica, quindi, da strumento per depotenziare le sovrastrutture mentali e scendere nelle profondità della propria natura, si trasforma in strumento di appagamento e rinforzo dell’idea che si ha di sé, così da perpetuare la propria visione, molto spesso distorta, del mondo. Possiamo affermare che interrompere una pratica di questo tipo può essere veramente un ottimo primo atto d’amore verso se stessi.

Fiducia equivale a incontrare la paura di perdere il controllo, per poi andare oltre.

Il Maestro del Cuore
“Grazie a Samyama sul Cuore si scoprono le radici della mente”. (Patanjali) Samyama, dal Sanscrito संयम saṃ-yama = tenere insieme, legare. Pratica combinata di Dhāraṇā (concentrazione), Dhyāna (meditazione) e Samādhi (fusione).
Dov’è possibile trovare la chiave in grado di smuovere i propri equilibri così ben consolidati e portare la mente a mettere veramente radici nel Cuore? Nella relazione con il Maestro, la guida senza la quale la pratica non ha via d’uscita.
Fidarsi del Maestro è fidarsi della propria parte più autentica e profonda, perché esse sono la stessa cosa. Fiducia equivale a incontrare la paura di perdere il controllo, per poi andare oltre. Abbandonare le apparenti sicurezze e illusioni di controllo della mente, per entrare veramente in contatto con la libertà e l’umanità che ci appartengono per diritto di nascita. Come il vero samurai serviva il suo daimyo, non per interesse ma per devozione, l’amore che l’allievo nutre nei confronti del proprio Maestro è una luce che guida e fa scendere la coscienza del praticante dalla mente al Cuore.

La Conoscenza e la Pratica per spiccare il volo
La sola pratica costante, pur restando un validissimo esercizio fisico rimane comunque insufficiente per un reale progresso personale e umano. All’allenamento e alla disciplina vanno aggiunti l’ascolto di sé, la conoscenza dei significati e degli obiettivi intrinseci della pratica.
Porre l’attenzione su ciò che sto sentendo, permette di rendere protagonista l’energia che ci attraversa. Questa energia si amplifica a tal punto che ci possiamo concedere di raggiungere picchi di vitalità sempre più elevati, grazie alla consapevolezza e alla conoscenza di ciò che stiamo facendo e sentendo. Fra tutte le energie che compongono l’essere umano la dimensione affettiva è di gran lunga la più potente di tutte.

Le tecniche del Karate stimolano gli affetti
Il Karate Do stimola incessantemente, dal punto di vista muscolare ed energetico, tutta la zona del petto: sterno, torace e cuore. Ogni caricamento di parata, se pensiamo ad esempio a uchi uke, fa avvicinare i gomiti al centro, provocando una profonda contrazione dei muscoli adduttori delle braccia (soprattutto pettorali), per poi scaricarsi con la contrazione dei muscoli posteriori delle scapole e l’espansione del petto. Stesso discorso per l’ikite. Ogni singola tecnica di Karate Do, se ne siamo consapevoli, è una pulsazione di contrazione/espansione del petto. Questo “sconquassamento” del torace crea delle vibrazioni che vanno a smuovere e ammorbidire le tensioni profonde. Testimonianza ne è il buon umore che ciascuno di noi sperimenta a fine allenamento.


Prendiamo ora come esempio una delle tecniche più diffuse (forse non a caso) del Karate Do: Shuto Uke. Andando ad analizzare la posizione dell’ikite è evidente vedere come esso si collochi esattamente sotto il plesso solare, ma la cosa maggiormente interessante è il modo in cui il braccio che para, stimoli in maniera profonda il meridiano del Cuore, secondo la MTC (Medicina Tradizionale Cinese). Un’altra curiosità è che nella chiusura del pugno la punta del mignolo stimola il punto C8 del meridiano del cuore (vedi tabella). Tale punto, chiamato Shao Fu (Palazzo minore) è molto stimolato durante la pratica del Karate Do.

Esempio di campo elettromagnetico del plesso cardiaco.

Il cuore emette un campo
Dal punto di vista energetico il Cuore crea un campo elettromagnetico ampio fino a 2,5-3m. intorno a sé ed esso è di gran lunga più potente del campo elettromagnetico emesso dal cervello. Secondo la fisica quantistica questa vibrazione se ha frequenza più elevata, è in grado di portare in “fase” i campi (Cuori) a lei vicini. (Braden, 2007) (Vedi: I segnali elettrici e magnetici).

All’allenamento e alla disciplina vanno aggiunti l’ascolto di sé, la conoscenza dei significati e degli obiettivi intrinseci della pratica.

Un incontro da Cuore a Cuore
Nel cammino di crescita, in principio, è difficile sperimentare un reale incontro fra persone. Ognuno vede nell’altro ciò che la sua mente già conosce. Quindi, colui che incontro nell’altro sarò sempre Io. Il percorso di discesa della pratica porta, da un’esperienza di realtà proiettata verso l’esterno, a una realtà percepita innanzitutto fra sé e sé. Se sono in contatto con il mio Cuore vedrò poi il Cuore dell’altro. Nella Via della Mano Vuota il Kumite è incontro di mani, vuote da “egoismi e debolezze”. Da qui è finalmente possibile l’incontro fra uomini su un piano più profondo, sottile, da Cuore a Cuore!
Karate Ni Sente Nashi è quindi la naturale conseguenza.

 

 Bibliografia e sitografia
http://www.treccani.it/enciclopedia/i-segnali-elettrici-e-magnetici_(Universo_del_Corpo)/. (s.d.)
Braden, G. (2007), La Matrix divina, Macro Edizioni.
Estrella, L. (2001), L’Oracolo del Guerriero, Tea.
Funakoshi, G. (1987), Karate Do: Il mio stile di vita, Edizioni Mediterranee.
Kase, T. (s.d.), Trasmettere l’eredità di Yoshitaka Funakoshi, (L. Puricelli, intervistatore).
Lowen, A. (1994), Arrendersi al corpo, Astrolabio Ubaldini.
Marchino, L. (1995), La Bioenergetica, Anima e Corpo, Xenia.
Patanjali, Yoga Sutra.
Puricelli, L. (s.d.), http://www.csc.ve.it/.
Raphael, (2010), La via regale alla Realizzazione (Yogadarsana), Roma, edizioni Asram Vidya.

Ti potrebbe interessare anche:

Articoli recenti

I più letti

Top Autori