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9° Incontro Corso Istruttori-Maestri 2015/2018

Disegni di Marco Bracciani

Milano 5-6 maggio 2017. All’ultimo seminario scientifico si è parlato di Controllo Motorio e di Movimento.

Venerdi 5 e sabato 6 maggio si è svolto il 5° e ultimo seminario di aggiornamento Scientifico Culturale per il corso Istruttori e Maestri della FIKTA. Quest’ultimo incontro è stato caratterizzato da un impegno teorico avvenuto in sole due giornate, in quanto domenica 7 maggio siamo stati impegnati come personale di staff all’8° Meeting Europeo Ragazzi che si è svolto a Ferrara.
Gli argomenti trattati sono stati comunque numerosi e come sempre interessanti.
In primo luogo si è parlato del “controllo motorio” che rappresenta l’insieme dei processi, soprattutto di tipo nervoso, che permettono di pianificare un movimento e quindi di poterlo controllare.
Nel contempo è stato approfondito il concetto di movimento definito come quella sequenza di eventi che permette di integrare informazioni di diversi sistemi (sistema sensoriale, nervoso, motorio e sistema cognitivo). Si è visto che esistono diversi tipi di movimento per cui essi si possono classificare in riflessi, volontari e ripetitivi.

Nell’esecuzione di un movimento l’atleta esperto tende ad attivare meno muscoli, rispetto al meno esperto, per eseguire un gesto.

  • I movimenti riflessi hanno la caratteristica di essere stereotipati in quanto a fronte di uno stesso stimolo la risposta che forniscono è sempre uguale. Hanno la caratteristica di essere involontari, quindi, non è possibile controllare l’azione durante l’esecuzione di un movimento riflesso. Questo tipo di movimento ha la caratteristica di essere molto rapido, immediato, ed è di base involontaria in quanto trova la sua integrazione a livello del midollo spinale.
  • Al contrario del riflesso, il movimento volontario ha tempi di sviluppo molto più lenti e non è sempre uguale a se stesso per cui, a fronte di uno stesso stimolo e uno stesso comando motorio, ottengo una certa variabilità intrinseca non riuscendo a eseguire lo stesso gesto esattamente alla stessa maniera. Quello che posso fare è ridurre questa variabilità. I centri nervosi interessati a questa tipologia di movimento sono quelli superiori, quindi, la corteccia cerebrale.
  • I movimenti ritmici sono caratterizzati da una combinazione di movimenti riflessi e movimenti volontari. Questi sono inizialmente di tipo volontario poi la loro prosecuzione diventa di tipo inconscio. Per esempio, quando camminiamo quello che inizialmente pensiamo è iniziare l’azione di camminare, ma una volta preso il via non pensiamo più al movimento che dobbiamo eseguire. Un ruolo essenziale viene svolto dai recettori che hanno il compito di fornire informazioni sullo stato dei muscoli.

Ci sono 2 tipi di recettori: i fusi neuromuscolari, che danno informazioni sulla lunghezza del muscolo, e gli organi del Golgi che danno informazioni sulla tensione muscolare. Questo evidenzia l’enorme importanza che rivestono i recettori, infatti, i fusi neuromuscolari, essendo in grado di captare lo stato di allungamento dei muscoli e di inviare le informazioni al midollo spinale ed encefalo, ci consentono di prevenire infortuni dovuti a eccessivo allungamento, oltre che di eseguire movimenti fluidi e controllati; allo stesso modo gli organi tendinei del Golgi proteggono le fibre dai danni dovuti a eccessiva contrazione. Questa funzione di protezione è sempre attiva e consente di “spegnere” l’attività del muscolo, quindi, permette di rilassare il muscolo quando la contrazione rischia di creare una lesione a livello di unità muscolo tendinea.

Particolarmente interessante è stato lo studio dell’area motoria (area circoscritta del lobo frontale) e la sua suddivisione in zone che a livello della corteccia cerebrale svolgono funzioni specifiche e diversificate nell’ambito del controllo motorio volontario. Diversi sono gli aspetti legati al movimento che sono stati oggetto di trattazione e che hanno un riflesso molto importante nell’apprendimento e nello studio delle tecniche di Karate, vediamoli di seguito nel dettaglio.

APPRENDIMENTO
Il percorso di apprendimento è lungo e complesso, infatti, inizialmente un bambino non è in grado di camminare e neanche di correre per cui ci sono una serie di tappe che deve conquistare con il tempo e con l’esperienza. Il processo di apprendimento richiede diversi mesi per imparare a eseguire movimenti apparentemente semplici e scontati come il camminare e, addirittura, diversi anni per imparare a eseguire correttamente un gesto complesso di Karate, in quanto ogni movimento deve vincere delle complicazioni che derivano dalla caratteristica propria dell’organismo di essere un sistema non stazionario. La condizione valida quando si hanno uno o due anni, per camminare e correre, non è più adeguata quando si cresce: momento in cui si ha un cambiamento dell’altezza del soggetto e quindi della lunghezza delle leve articolari e del baricentro.
Altro fattore che necessita di un appropriato adeguamento è l’ambiente con cui l’organismo interagisce. Infatti, correre sulla strada è completamente diverso rispetto al correre su un campo di atletica. Per il karateka, ad esempio, una condizione di adeguamento ambientale potrebbe essere quella di eseguire un kata sul tatami invece che su una pavimentazione in parquet oppure in gomma.

Attraverso il corretto uso dei distretti muscolari si possono migliorare le tecniche e renderle più efficaci.

POSTURA
Nel Karate è indispensabile tenere una postura corretta senza la quale non è possibile mantenere una posizione adeguata, tale da consentire l’esecuzione di tecniche corrette ed efficaci. La postura rappresenta l’atteggiamento del corpo in rapporto allo spazio circostante ed è tenuta da muscoli che hanno il compito di far sì che il corpo si mantenga in una posizione stabile ed equilibrata. Si ottiene questa condizione di equilibrio attraverso la generazione di risposte motorie anticipatorie rispetto a gesti che sono volontari (nel contempo si avranno sempre continui aggiustamenti). Altro obiettivo della postura è quello di adattarsi continuamente alle condizioni ambientali, che porta l’organismo alla ricerca del punto di equilibrio e al mantenimento del centro di gravità entro il poligono di appoggio.

ATTIVAZIONE MUSCOLARE
Il discorso relativo all’attivazione muscolare ci ha permesso di capire in che modo è possibile valutare un gesto e quali sono le condizioni migliori affinché il gesto sia il più possibile pulito. Durante l’esecuzione di un movimento un muscolo non rimane sempre contratto, ma questo avviene solo in determinati momenti.
Prendiamo ad esempio, l’esecuzione di un passo. Quando ci spostiamo in avanti abbiamo una contrazione iniziale nel momento in cui si appoggia il tallone per fare il passo in avanti; si resiste al peso altrimenti piegheremmo la gamba che cederebbe verso il basso; successivamente c’è una fase di rilassamento per portare l’altro piede in avanti. Affinché il movimento sia fluido e corretto è necessario che i muscoli che devono essere utilizzati si attivino con la giusta sequenza e quindi con una sinergia muscolare che deve essere rispettata affinché termini l’attivazione del muscolo nel momento giusto. Nell’esecuzione di un movimento l’atleta esperto tende ad attivare meno muscoli, rispetto al meno esperto, per eseguire un gesto. Cercando di utilizzare solo quei muscoli che gli servono e “spegnere” quelli che non servono, l’atleta esperto è in grado di ridurre efficacemente il tempo di attivazione di un distretto muscolare. Questa condizione gli permette di risparmiare energia ed evitare fatica inutile.

Durante l’esecuzione di un gesto ci sono muscoli che agiscono da “agonisti” e quelli che agiscono da “antagonisti”. Nell’esecuzione di un movimento è importante una corretta co-attivazione dei diversi muscoli per consentire un maggior controllo del movimento.
Prendiamo per esempio il momento in cui tiriamo un pugno oizuki: per essere controllato è necessaria una buona co-attivazione di muscoli agonisti e antagonisti, ma è fondamentale che l’attivazione del muscolo opposto non sia a caso, altrimenti gli effetti sarebbero negativi e dannosi. Quindi, la co-contrazione ha l’importante funzione di prevenire gli infortuni alle articolazioni e migliorare il gesto attraverso un controllo “fine” del movimento.
Questi aspetti vanno attentamente valutati in quanto evidenziano come un allenamento ben condotto consente di migliorare le capacità motorie e il gesto tecnico attraverso un corretto uso dei muscoli e diviene un utile mezzo di prevenzione degli infortuni. Attraverso il corretto uso dei distretti muscolari si possono migliorare le tecniche e renderle più efficaci.

ASPETTI ATTENTIVI
Gli aspetti “attentivi” sono stati trattati nella lezione successiva attraverso uno specifico studio fatto nel 2007, eseguito su un campione di atleti karateka e un campione di soggetti non atleti. Attraverso l’esperimento si è cercato di mettere in luce l’influenza della fatica sull’attenzione dei karateka, considerando che quando siamo affaticati non riusciamo ad avere il controllo pieno delle azioni. I risultati hanno evidenziato che le capacità attentive, dopo una certa fatica, erano nettamente inferiori nei non atleti rispetto agli atleti di Karate. Dopo un periodo di recupero a scopo defaticante gli atleti karateka hanno addirittura potenziato le loro prestazioni, conservando una giusta attenzione anche dopo una prestazione particolarmente affaticante, condizione che non si è verificata nei non atleti.

Negli sport da combattimento si cerca di capire come un’azione di forza possa essere più o meno efficace a seconda che parta da una certa posizione o da un’altra.

FORZA MUSCOLARE
Le definizioni di forza muscolare sono diverse, ma tra queste possiamo citare quella che la considera come “la capacità che i componenti intimi della materia muscolare hanno di contrarsi, in pratica, di accorciarsi.”
La forza muscolare nonché l’espressione delle forza massimale è sempre stata oggetto di studio da parte dell’uomo in ambito sportivo, lavorativo e militare. Negli sport da combattimento si cerca di capire come un’azione di forza possa essere più o meno efficace a seconda che parta da una certa posizione o da un’altra.
Diversi sono gli aspetti che consentono di modificare l’espressione di forza.

  • In particolare esistono fattori considerati come caratteristiche fisse e non modificabili del muscolo: tipo di fibra muscolare (sul quale si può agire in maniera molto limitata), l’angolo di pennazione (angolo compreso tra l’asse del muscolo e l’asse delle sue fibre), punto di inserzione dei tendini, le caratteristiche cinematiche delle articolazioni (che prendono in considerazione le leve articolari).
  • Esistono poi le caratteristiche modificabili: la sezione trasversa del muscolo (ipertrofia) che ci permette di aumentare l’espressione di forza del muscolo attraverso l’aumento della sua sezione, il reclutamento delle fibre che rappresenta il modo di comandare il muscolo, la coordinazione dei gruppi muscolari collegati a un singolo movimento e infine i fattori legati allo stiramento e allo stretching.

Effetti dell’allenamento sull’espressione di forza
Attraverso vari studi è stato osservato che dai primi giorni di allenamento si ha un marcato aumento di espressione di forza, perché si verifica un notevole “miglioramento del comando che arriva al muscolo”, pertanto la forza massimale aumenta non tanto per ipertrofia quanto per la sua modalità di attivazione.

  • Si può notare che dopo solo circa 5-10 giorni si ha un evidente incremento dell’espressione di forza di circa il 25%.
  • Dopo 20 giorni si ha un ulteriore incremento dovuto sempre al miglioramento del comando, ma si assiste anche a un incremento dovuto a ipertrofia (circa 5%), quindi inizia il processo che determina un aumento della dimensione muscolare.
  • Dopo circa 35 giorni si ha un ulteriore incremento di forza intorno al 40% dovuto a un ulteriore miglioramento del comando motorio e significativamente, ma in percentuale minore, a trofismo muscolare.

Analizzando gli aspetti legati alla lunghezza delle fibre e dell’angolo di pennazione si è constatato che: 

  • dopo 10 giorni la sezione trasversa (ingrossamento) del muscolo non cambia, ma vi è un incremento della lunghezza delle fibre muscolari che risulta essere significativo e un aumento non significativo della pennazione.
  • Dopo 20 giorni si ha un incremento importante della lunghezza delle fibre e un piccolo incremento della pennazione e della sezione.
  • Dopo 35 giorni tutti e tre i parametri aumentano significativamente, ovvero l’angolo di pennazione subisce un incremento di circa 8-10% e un incremento in modo significativo della lunghezza e della sezione trasversa.

Diciamo quindi che la pennazione del muscolo può essere modificata anche se non in maniera elevata. Questo incremento da un lato porterebbe a una riduzione dell’espressione di forza, ma in effetti il muscolo pennato ha una maggiore concentrazione di fibre e ha una sezione trasversa più ampia per cui presenta maggiore forza. L’aumento di lunghezza delle fibre muscolari in serie determina un incremento dei sarcomeri in serie che porta nel muscolo la capacità di accorciarsi più velocemente.

“Questi incontri sono un ‘valore aggiunto’ per poter affrontare con maggiore consapevolezza e professionalità la funzione di insegnante”.

Considerazioni personali
Qualsiasi attività fisica, praticata nel tempo, induce modificazioni nell’organismo a carico dell’apparato muscolo scheletrico, del sistema cardiovascolare, del metabolismo, dell’apparato respiratorio, ma anche un cambiamento a livello del sistema neuromuscolare. Il tipo e l’entità di questi cambiamenti, che non sono altro che adattamenti dell’organismo allo stress positivo indotto dall’allenamento, si instaurano in forma diversa e specifica in quanto dipendono dal tipo di esercizio fisico praticato, dall’intensità degli allenamenti, dalla durata delle sedute di allenamento, dall’età del soggetto, dalle caratteristiche fisiologiche e morfologiche del soggetto/atleta. Lo studio di tutti questi aspetti, fin qui trattati, consente di avere una visione più ampia, che permette all’insegnante di adottare strategie di allenamento più adeguate alla tipologia di sport praticato nonché mirate al raggiungimento di uno specifico risultato. Queste conoscenze sono a mio avviso le” fondamenta e le colonne portanti” sia di un preparatore atletico sia di un Istruttore /Maestro di arti marziali. In questa serie di seminari di aggiornamento scientifico, che volge al termine, abbiamo avuto l’opportunità, se pur costata molta fatica vista la concentrazione degli incontri, di apprendere concetti generali, ma anche molto specifici per il Karate. Questi incontri sono un “valore aggiunto” per poter affrontare con maggiore consapevolezza e professionalità la funzione di insegnante in un campo in cui entrano in gioco tantissime variabili, tanti aspetti e tante soddisfazioni in quanto la pratica del karate è in grado di contribuire seriamente alla crescita personale del soggetto e a migliorarne il benessere psicofisico.

I TENDINI
Le caratteristiche dei tendini, la loro struttura e le loro problematiche, sono state oggetto della lezione finale condotta nella giornata di sabato. I tendini hanno un ruolo molto importante in quanto legano il muscolo alle ossa.
Dal punto di vista istologico è un tessuto connettivo la cui caratteristica fondamentale è quella di essere costituito da poche cellule immerse in fibre collagene che sono abbondanti e sono tutte disposte in direzione parallela (anche se la disposizione può presentare delle variazioni). Questa caratteristica gli consente di resistere alle forze meccaniche che agiscono su di esso, senza danneggiarsi. Il carico meccanico applicato sul tendine stimola il tendine a produrre collagene per renderlo più forte (una fibra collagene è più forte di un cavo d’acciaio di pari sezione). Applicando un carico adeguato si stimola maggiormente il tendine a rinforzarsi.
Una particolare funzione è attribuita al tenocita, una cellula che contiene filamenti proteici che monitorizzano il carico di lavoro del tendine. La ciprofloxacina contenuta in alcuni antibiotici può causare degradazione dei tendini soprattutto il “tendine di achille” in quanto altera il bilanciamento delle azioni svolte dal collagene. Anche i “corticosteroidi” possono essere dannosi per i tendini. Per migliorare la forza delle fibre collagene e preservare i tendini riveste una particolare importanza la vitamina C, la curcuma e un adeguato apporto di aminoacidi.

Per migliorare la forza delle fibre collagene e preservare i tendini riveste una particolare importanza la vitamina C, la curcuma e un adeguato apporto di aminoacidi.

Il KARATE E I CODICI PENALE E CIVILE
Negli sport da combattimento esiste sempre il rischio di provocare un danno all’integrità fisica altrui, pertanto nella lezione di sabato sono stati fatti diversi riferimenti al codice penale e alle conseguenze in cui si incorre in caso di danni provocati durante lo svolgimento di una competizione sportiva. Bisogna tener conto che nel nostro ordinamento arrecare danno a un altro potrebbe costituire un reato e questo viene sancito dall’art. 581 del c.p. (Percosse) e art. 582 del c.p. (Lesione personale) che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni.
Bisogna però tener conto che oggi chi partecipa a una competizione, che prevede un contatto fisico, è consapevole e accetta che questa possa comportare delle lesioni personali. Si parla infatti del cosiddetto “rischio consentito”. Chi pratica uno sport da combattimento acconsente sia ai rischi dovuti a contatto fisico normale sia a quelli che possano derivare dalla violazione delle regole disciplinari (previste dalla disciplina sportiva). Questo non vuol dire che ci sia una “mascherata” autorizzazione a infrangere le regole di buona condotta sportiva, ma che non tutti gli illeciti sportivi si configurano come ipotesi di reato, quindi, non sempre la violazione delle regole sportive rientra nell’illecito penale.
Il mancato rispetto della “regola del gioco” è in una certa misura fisiologicamente connesso a ogni pratica agonistica, pertanto, in alcuni casi tollerato.
Invece, si sfocia nel penale quando l’azione non è compatibile con una determinata disciplina sportiva. Uno stesso gesto di violenza fisica, come ad esempio un pugno, potrebbe essere tollerato nella box, ma non consentito in uno sport che non prevede questa azione (es. nel calcio). In linea di massima si applica un principio molto importante che è quello della “correttezza sportiva”.
Altri riferimenti della lezione hanno riguardato il Codice Civile. In questo caso la tolleranza è quasi inesistente in quanto nella maggior parte dei casi entra in gioco il codice civile e nella fattispecie l’art. 2043 c.c. in cui è riportato che “qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”. A tal proposito con il D.P.C.M. 3 del novembre 2010 è stato emanato un decreto che inserisce l’assicurazione obbligatoria per gli sportivi dilettanti.

Qui il resoconto degli altri incontri.

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