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Ensō il cerchio Zen e i movimenti circolari nel Kata – Parte 3

Ensō il cerchio Zen e i movimenti circolari nel Kata – Parte 3

Il cerchio Ensō e i movimenti circolari nei kata del karate condividono radici filosofiche e spirituali comuni.

Il cerchio Ensō e i movimenti circolari nei kata del karate condividono radici filosofiche e spirituali comuni, soprattutto nella visione Zen del corpo e della mente.

Gesto unico e presenza totale
Ensō:
• si disegna con un gesto unico, consapevole e irreversibile;
• richiede vuoto mentale (mushin), presenza, non-attaccamento.
Kata (movimenti circolari):
• ogni tecnica, specie quella circolare (es. uchi uke, mawashi uke etc.), nasce da un’intenzione presente, da un movimento fluido e completo;
• anche qui si cerca il mushin, la mente libera, nel gesto.
Comparazione: sia l’Ensō, sia il kata non sono “correggibili” una volta emendati. Il movimento è verità. Ogni esecuzione riflette lo stato interiore del praticante.

Sia l’Ensō, sia il kata non sono “correggibili” una volta emendati. Il movimento è verità.

Circolarità come continuità e flusso
– Ensō:
• il cerchio è flusso continuo e vuoto fertile;
• l’apertura del cerchio (quando c’è) simboleggia l’infinito, il movimento.
Kata:
• i movimenti circolari (soprattutto nelle scuole come Goju-Ryu o Wado-Ryu) enfatizzano la continuità, l’adattabilità e il non-resistere;
• il corpo segue curve naturali, non linee rigide, in armonia con l’energia (ki).
Comparazione: entrambi i movimenti non sono rottura, ma trasformazione. La forza non è contro (e quando lo è, la trasformiamo in alleata, uguale e contraria), ma in coerenza col movimento.

Forma e Spirito: Esterno e Interno
– Ensō:
• l’inchiostro è la forma. Ma ciò che lo definisce è il vuoto interno;
• la bellezza sta nell’equilibrio tra pieno e vuoto, visibile e invisibile.
– Kata:
• il corpo è la forma. Ma il kata è vuoto se mancano l’intenzione, la presenza mentale (zanshin) e il respiro (kokyu);
• i movimenti circolari racchiudono e canalizzano il vuoto dentro di sé, rendendolo azione.
Comparazione: in entrambi, la forma esterna è un veicolo dello spirito. Il cerchio è ciò che contiene il vuoto e lo rende attivo.

Pratica come cammino interiore
• Il praticante che dipinge un Ensō o esegue un kata coltiva sé stesso.
• Ogni esecuzione è diversa, perché ogni giorno è diverso.
L’obiettivo non è solo la “perfezione tecnica”, ma l’armonia tra corpo, mente e spirito.
Il cerchio è il segno per antonomasia di ciclicità, di stagioni che si avvicendano, anche, l’eterno ritorno (che si autogenera); è la precisione nello scandire il tempo come una clessidra, nel suo sviluppo e proiezione sinusoidale. È sempre stato al centro degli studi alchemici e spesso associato a ermetismo e gnosticismo. Lo ritroviamo per esempio nella cultura atzeca e nei geroglifici egizi, studiato fin dai tempi dei babilonesi (gli inventori 4000 anni fa della tavola sessagesimale) e nel periodo tolemaico.
È, riassumendo, una delle forme geometriche più ricche di significato simbolico in molte culture e tradizioni spirituali.

In sintesi, ecco alcuni dei suoi principali significati simbolici:
Universalità e Unità: rappresenta l’unità, la completezza e l’infinito, perché non ha né inizio né fine; simboleggia il TUTTO e l’interconnessione tra tutte le cose. Spesso associato al concetto di universo o cosmo.
Spiritualità e Ciclicità: in molte tradizioni religiose e filosofiche (ad es. buddismo, taoismo) il cerchio rappresenta il ciclo della vita, nascita-morte-rinascita, il samsara, karma; i mandala, ad esempio, usano il cerchio come forma base per raffigurare l’equilibrio spirituale e la meditazione.
Eternità e Perfezione: simboleggia l’eternità, perché non ha spigoli, interruzioni o direzioni privilegiate; è anche associato alla perfezione, poiché ogni punto della circonferenza è equidistante dal centro.
Protezione e Sicurezza: in molte culture disegnare un cerchio (fisicamente o simbolicamente) serve a proteggere ciò che è dentro da influenze esterne; riti magici o spirituali usano il cerchio come barriera sacra o spazio rituale (in particolar modo nel Druidismo, vedi Stonehenge).
Simbolismo nelle Relazioni: l’anello (matrimoniale o di altro tipo) è un cerchio e rappresenta impegno, eternità dell’amore, fedeltà.
Simbolo antico quindi, presente in tutte le latitudini. Prendiamo il Giappone, dove il drago o serpente (uroboro) morde la propria coda formando così un cerchio dove l’inizio coincide con la fine e… viceversa.

L’obiettivo non è solo la “perfezione tecnica”, ma l’armonia tra corpo, mente e spirito.

Voi che tipo di cerchio vedete?
– Il vostro cerchio è chiuso o aperto?
– Il tratto è deciso, fluido, interrotto, sottile o spesso?
– Lo percepite come armonico, caotico, incompleto, libero?
– Che colore ha, se non è nero?
– Quale emozione o pensiero contiene?
Provate a disegnare un cerchio (anche con un semplice pennarello) e a scrivere un piccolo rito poetico ispirato ai vostri valori o vissuti: una sorta di “poema in movimento”!
Può essere una poesia a strofe, una sequenza rituale (quasi teatrale), un testo recitato che accompagna un movimento reale o immaginato.
Componetelo in modo spontaneo e naturale, senza pensarci troppo insomma, rispondendo alle seguenti domande:
Che sensazione cerchi nel gesto?
(Esempi: pace, potere, equilibrio, ascolto, radicamento, libertà…).
Il tuo cerchio è…
– Aperto o chiuso?
– Lento o veloce?
– Perfetto o imperfetto?
– Dentro o fuori di te?
Cosa succede quando il cerchio si chiude (o si apre)?
– Inizia qualcosa?
– Finisce qualcosa?
– C’è trasformazione?
C’è un’immagine naturale che ti rappresenta in questo gesto?
 (Esempi: onda, montagna, vento, sole, luna, foglia, fiume, vuoto…).
Se potessi dire una sola frase nel momento in cui esegui il cerchio, quale sarebbe?
 (Esempi: “Sono qui”, “Lascio andare”, “Nulla da temere”, “Il vuoto mi contiene” ect.).

Cerchio lento
Un solo gesto. Ascolto. Un solo respiro.
Traccio dentro,
non fuori.
Nel vuoto raccolgo
la mia voce
E il pennello danza come il braccio.
Si solleva,
come ramo nella notte.
Lento —
in cerca della curva che accoglie.
Il cerchio si apre —
senza dispersione,
lascia passare
un sorriso,
una corrente leggera,
una pienezza che non stringe.
Il vuoto genera forma,
la forma ritorna al vuoto.
L’istante diventa eterno.
Aspetta la metamorfosi del volo della farfalla.
Lente d’ingrandimento e spugna.
Invito e inno alla gioia e alla pienezza.
Equilibrio
che danza su una fune di acrobati.

Concludo, come ho iniziato, con il Mº Hiroshi Shirai che, nell’intervista citata nella prima parte, continua parlando della vera essenza della disciplina dove le coordinate Mente (SHIN) più Corpo (TAI) sono unite da una retta: la Tecnica (GI), formando un triangolo all’interno del cerchio.
Il cerchio si chiude, pronti a eseguirne un altro migliore!
Buon cammino, lento e luminoso, come la luna, con il vuoto pieno delle cose vere, belle ed essenziali.

Parte 1
Parte 2

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