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Storie di katane (Parte 2)

La lunga lama giapponese nelle mani di un indiano canadese rappresenta un’indubbia anomalia e curiosità storica.

La foto del nativo con katana sguainata fu scattata nella primavera del 1894 nei pressi di Gleichen, cittadina nella provincia canadese dell’Alberta adiacente a una riserva indiana. Il fotografo inglese Norman Caple (1866-1911) era già attivo a Vancouver nella vicina British Columbia come socio di Richard Trueman, altro famoso camera worker dell’Ovest canadese. L’immagine di Norman Caple ritrae un indiano insieme alla moglie e a un pony davanti al loro tipì, la tipica abitazione degli indiani delle grandi pianure. Dalle annotazioni del fotografo sappiamo che si tratta di Dog Child e della moglie Handsome Gun Woman, entrambi membri della tribù confederata dei Blackfoot (Piedineri) dell’Alberta. L’immagine rappresenta di per sé un’interessante capsula fotografica della cultura Blackfoot all’epoca in cui cui furono istituite le loro riserve in base al Trattato N. 7, sottoscritto con la Corona britannica nel 1877. 

Dog Child (in blackfoot, Imitá’ikoan, ‘cucciolo di cane’, nome ricorrente tra i Piedineri) era figlio di Weasel Calf, un sottocapo della tribù Siksika, i Blackfoot propriamente detti. I Sisksika rappresentano uno dei tre rami della confederazione Niitsitapi, “Veri Uomini”, conosciuta collettivamente come Blackfoot in Canada e Blackfeet negli Stati Uniti. Gli altri due rami sono i Kainai, o Blood (con la riserva omonima nell’Alberta) e i Piikani, questi ultimi suddisivi a loro volta in Peigan (riserva omonima nell’Alberta) e Piegan o Blackfeet (riserva omonima nel Montana). 

A differenza del Borbone ritratto da ‘principe’ onorario del Paese del Sol Levante, Dog Child indossa indumenti e armi che potremmo definire ‘comuni’ e che riflettono il sincretismo di elementi della cultura nativa, di quella europea/occidentale e ovviamente di quella giapponese. Di quest’ultima infatti colpisce la katana, arma assolutamente estranea al mondo dei Blackfeet e, con la sola eccezione di un caso analogo tra i Lakhota Sioux – mm di cui tratteremo in un altro articolo – egualmente estranea nel contesto più ampio delle tribù indiane d’America.
La lunga lama giapponese nelle mani di un indiano canadese rappresenta un’indubbia anomalia e curiosità storica. Mentre, come accennavo nella parte 1, il Giappone stava uscendo dal suo isolamento, all’epoca della foto le pianure dell’Alberta erano ancora occupate prevalentemente da indiani Blackfoot, Sarcee (Tsuu’tina), Nakoda (Assiniboine) e Cree. Le vecchie faide fra le tribù non si erano ancora sopite del tutto e nel 1870 gli stessi Blackfoot e Cree si erano scontrati in un’ultima sanguinosa battaglia, vinta dai primi, dove avevano trovato la morte addirittura oltre duecento guerrieri Cree. Non ci è dato di sapere se Dog Child abbia preso parte o meno armato di katana a quello scontro così violento, ma è risaputo che, oltre alle armi da fuoco e a quelle tradizionali, diversi guerrieri Blackfoot e Cree brandivano anche spade e sciabole di provenienza europea. Per mera curiosità storica possiamo dire che si trattava per lo più di vecchio stoccaggio delle guerre napoleoniche.

Un quarantina di anni fa, lo storico canadese Daryl W. Drew (citato nelle fonti) si è occupato dell’insolita foto di Dog Child e non trovando risposta al mistero della katana e, in particolare, alla sua esatta provenienza, ha ipotizzato la fiction di un duello tra un ninja o samurai giapponese finito chissà come nelle praterie dell’Alberta e il nostro valoroso guerriero Blackfoot. Dog Child aveva infatti fama di cacciatore di scalpi e poco prima di arruolarsi come scout nelle Giubbe Rosse (North-West Mounted Police, in seguito Royal Canadian Mounted Police) aveva ucciso e scalpato quattro guerrieri Nez Perce durante un raid nel Montana e un indiano Cree in un altro scontro. Questa era ‘la via del guerriero’ degli indiani delle pianure. Non sorprende quindi che egli fosse un personaggio ricercato dai fotografi che si avventuravano in quelle lontane regioni non ancora del tutto pacificate. In un’altra foto d’epoca, scattata nel 1890 da Stephen J. Thompson (n. 1864, m. 1930) sempre nell’accampamento Blackfoot nei pressi di Gleichen, Dog Child impugna un tipico ventaglio in penne d’aquila dipinte e indossa abiti tradizionali sotto la coperta in pannetto. Il viso e le mani abbronzati dal sole appaiono quasi neri a sottolineare la carnagione già di per sé scura di Blackfoot.

Tornando alla foto con la lama nipponica, mi rivolgo ai lettori esperti di katane per un’analisi dettagliata dell’arma e del suo fodero. Come riferimento cito qui alcuni passi di un vecchio articolo di Peter Bleed, antropologo della Nebraska University, che una trentina di anni fa si occupò anch’egli della singolare presenza di katane giapponesi tra gli indiani delle grandi pianure.
In merito a Dog Child e alla sua spada giapponese Bleed scriveva:This is a Japanese long sword in so called tachi fittings. Tachi were worn on formal occasions by high ranking Japanese. Those with wrapped handles, like this one, are called ‘military tachi’ […] Tachi mounted swords are not uncommon, but they were produced in a range of quality from very good to mediocre. It is difficult to judge the quality of Dog Child’s sword, although the handle appears to have been wrapped with rather thin cord, which suggests that the mounts were overall of low quality. […] Cords have been tied to the suspension rings on the scabbard so that it could be hung from a gun belt.”.  (trad.) “Questa è una spada lunga giapponese in così detti accessori tachi. Le spade tachi [sciabole a un taglio dagli 80 ai 90 cm, più lunghe quindi delle katane dai 71 ai 76 cm] erano indossate dai giapponesi di alto rago in occasioni formali [cerimonie di corte ecc.]. Quelle con l’impugnatura rivestita con fascetta [di seta, cotone o pelle] intrecciata, come questa, sono dette ‘tachi militari’ […] Le spade con montatura tachi non sono rare, ma erano prodotte in una gamma di qualità diverse, da molto buone a mediocri. È difficile valutare la qualità della spada di Dog Child, sebbene il manico sembra che sia rivestito con una corda piuttosto fina, che indicherebbe che le montature erano nell’insieme di bassa qualità. […] I cordami sono legati agli anelli di sospensione del fodero per poterlo appendere a un cinturone per pistola.”

A differenza dei raffinati abiti giapponesi indossati da Enrico di Borbone, l’abbigliamento di Dog Child è un misto. Oltre alla katana, colpisce in particolare il pesante cappotto di foggia militare in pelle di bisonte con bottoni in metallo, all’epoca in dotazione invernale ai Mounties (altro nome della NWMP). Tra questi il nostro protagonista era conosciuto con il soprannome di Winnipeg Jack in seguito alla sua comparsa in qualità di testimone in un importante processo tenutosi a Winnipeg, Manitoba, nel 1875.
Altri elementi sincretici nel vestiario di Dog Child / Winnipeg Jack sono il cappello in feltro rigido bombato (bombetta) di foggia europea, ma decorato alla ‘maniera indiana’ con nastri e pennacchi. Nativi invece sono i grandi orecchini circolari in osso, così detti “a bottone” (è visibile il sinistro) e il “choker” (collare) parzialmente coperto dal bavero del cappotto. Così come è tipicamente indiano lo stile delle trecce avvolte in fasce di pelle o di stoffa (anche qui è visibile solo quella sinistra). Dog Child indossa poi un cinturone militare con tracolla e fondina in pelle e pistola Colt Revolver al fianco “Hickok-style” (dal nome del leggendario Wild Bill Hickok). Le guancette del calcio della pistola sono in osso/avorio e una lunga catenella di sicurezza attaccata ai bottoni del cappotto completa l’insolita divisa. 

In merito alla moglie di Dog Child, Handsome Gun Woman (Mutsina ‘maikai, ‘donna dall’arma attraente’), era figlia di Low Horn, altro sottocapo Blackfoot, e terza consorte di Dog Child, a controprova che all’epoca, nonostante la presenza di missionari e autorità federali canadesi, la poligamia era ancora diffusa tra i Blackfoot.
La donna indossa abiti tradizionali. La mantella in pelle conciata a frange è interamente coperta di perline vitree (importate da Venezia e dalla Bohemia) con disegni geometrici tipicamente Blackfoot e così pure la larga fascia-cintura e le ghette o gambali. Oltre al valore decorativo, i gambali assolvevano un’importante funzione protettiva contro i morsi dei serpenti a sonagli, diffusi in tutto il Nordamerica. I mocassini in pelle morbida di Gun Woman sono abbelliti sempre con perline vitree e forse anche con aculei di porcospino intrecciati. La doppia collana è molto probabilmente di tubetti ossei perforati longitudinalmente legati con tendine o filo commerciale. Il lungo vestito di Handsome Gun Woman è in panno scuro (stroud) già molto diffuso. Quest’ultimo capo di vestiario femminile riflette il passaggio dagli indumenti in pelle conciata, tipici della vita seminomade, a quelli in stoffa delle riserve. La moglie di Dog Child ha in mano un frustino e le redini del pony munito di briglia a cavezza di cuio, con morso e anelli in metallo di tipo occidentale al posto della tradizionale briglia intrecciata a cappio mandibolare.

Anche il tipì (dal lakhota thipi, ‘vivono insieme’, ovvero ‘abitazione’) riflette la nuova realtà della vita in riserva di fine Ottocento. La tenda è di tela pesante di tipo militare e non più in pelle di bisonte. Conserva comunque le stesse caratteristiche strutturali con l’utilizzo dei lunghi pali di pino e la forma conica asimmetrica, efficace contro i forti venti della prateria. I motivi decorativi sono tipici dei Blackfoot, come la banda larga dipinta a grandi cerchi attorno alla base e alla sommità. Si nota anche, appoggiato al tipi, uno dei due lunghi pali di controllo delle falde laterali in corrispondenza dell’apertura apicale per lo sfiato del fumo. Sulla destra, infine, sono parzialmente visibili due lunghi pali di un travois, la tradizionale treggia a traino priva di ruote che veniva legata al pony per il trasporto di cose e persone (per carichi minori si utilizzavano travois più piccoli legati ai cani).

Non sappiamo che fine abbia fatto la katana di Dog Child. Lo scrivente ha contattato i suoi discendenti nella Provincia dell’Alberta e anche la sola memoria dell’arma giapponense una volta posseduta dal loro famoso antenato sembra essere andata perduta.

  • In articoli precedenti l’autore ha esplorato degli aspetti della cultura e dell’etica tradizionale degli indiani d’America, che presentano interessanti paralleli con analoghi concetti della filosofia del karate tradizionale.

Hau Kola!
Siyo!
Hoka Hey!

 

FONTI BIBLIOGRAFICHE
  • Daryl W. Drew, Dog Child and the Samurai Sword, 1980.
  • Oscar Ratti e Adele Westbrook, Secrets of the Samurai, 1973; ed. ita. I segreti dei samurai, 1983.
  • Peter Bleed, Indians and Japanese Swords on the Northern Plains Frontier, 1987.
  • Fiorella Spadavecchia, Museo d’Arte Orientale. La collezione Bardi: da raccolta privata a museo dello Stato, Quaderni della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Venezia, 16, Venezia, 1990.
  • Cesare Marino, et al., Red Cloud, Dog Child, and the Long Knife of the Samurai in Indian Country, 2018.

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