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Gabriele De Paolis

Gabriele De Paolis

“Ho dovuto scegliere tra karate sportivo e tradizionale e quest’ultimo mi è parso subito più completo: è unico, va al di là dello sport e dell’agonismo.”

NOME
Gabriele De Paolis
LUOGO DI NASCITA
Garbagnate Milanese
DATA DI NASCITA
13 febbraio 2001
SPECIALITÀ
Kumite
CLUB DOJO
Butoku Karate Lomazzo

MEDAGLIERE

2017
– Tr. delle Regioni: 3° kumite cad. -65
– Camp. It.: 3° kumite cad. nere -65
– WSKA: 3° kumite squ. cad. open

2018
– Tr. delle regioni: 2° kumite spe. / 3° kumite squ.
– Camp. It.: 3° kumite spe. / 3° fukugo spe.
– Heart Cup: 1° kumite cad. / 2° cad. open

2019
– Tr. delle regioni: 4° kata spe. / 1° kumite ind. spe. / 3° kumite squ.

 


Come hai iniziato a praticare karate?
Ho iniziato a praticare Karate che non avevo ancora sei anni e mi è piaciuto da subito. In palestra mi ha portato mio padre che da giovane aveva praticato in maniera amatoriale.

Se il karate è fatto con passione, ciò che ti trasmette ti resta per sempre e non si riesce a esprimere in poche parole.— Gabriele De Paolis

Chi sono i tuoi Maestri?
Ho iniziato nella palestra vicino a casa e con un altro tipo di Karate stile Makotokai, molto vicino al Karate a contatto tipo Kyokushinkai, il mio maestro mi ha portato fino a raggiungere il grado di 1° Dan insegnandomi il rispetto e il confronto con gli altri, sempre nella piena umiltà, ma con la consapevolezza dei propri mezzi. Poi, non trovando più spazi, ho cambiato e sono arrivato dal Maestro Elio Giacobini che mi ha insegnato molto, pazientemente, per modellarmi e portarmi al Karate Tradizionale.

C’è un motivo per cui hai scelto il Karate Tradizionale?
Come detto il raggiungimento della cintura nera non è stato un arrivo, ma solo un inizio e la voglia di mettermi in gioco e cercare sempre di migliorare mi hanno portato a cambiare per cercare sempre di più. Ho dovuto scegliere tra Karate sportivo e Tradizionale e quest’ultimo mi è parso subito più completo è unico, va al di là dello sport e dell’agonismo. Comunque, il Karate sportivo mi piace molto.

Quando sei diventato agonista?
Sono diventato agonista praticamente da subito, si facevano gare di Kata e di Kumite a pieno contatto, naturalmente con le dovute protezioni e caschetti; non solo in campo nazionale, ma anche internazionale, già a tredici anni ero andato tre volte in Slovenia.

Quanto ti alleni?
Mi alleno tre/quattro volte alla settimana, spesso sono allenamenti solo per agonisti. Fuori dal periodo delle gare e i giorni liberi curo la preparazione atletica che per me è molto importante.

Com’è il rapporto con i tuoi compagni di squadra?
Nella squadra nazionale ho trovato compagni che mi hanno “adottato”, essendo il più piccolo del gruppo. Mi sono sempre sentito circondato da compagni fortissimi che con la loro esperienza mi possono insegnare molto, pronti a sostenermi e a darmi la carica per crescere e migliorare al meglio.
Gran parte del merito credo sia del Maestro Campari che, con la sua professionalità e competenza, ha creato un clima di squadra ed è grazie a questo se ho vissuto l’emozione più grande della mia vita, fino a ora, ai Mondiali WSKA di Treviso del 2017.

Il tempo che dedichi agli allenamenti, incide sulla tua vita privata?
Il tempo passato in palestra ad allenarmi inevitabilmente mi toglie qualcosa, ma arricchisce il mio “interiore”. Ho trovato certamente un equilibrio in tutto e questo per me è fondamentale anche al di fuori della palestra, nella vita privata.
Certamente, se il karate è fatto con passione, ciò che ti trasmette ti resta per sempre e non si riesce a esprimere in poche parole. Troppe sensazioni sono presenti in quello che si vive.

Lo scoglio personale su cui hai dovuto, o devi ancora, “lavorare” maggiormente?
Sicuramente credo di dover lavorare molto per riuscire a sfruttare le mie caratteristiche fisiche e renderle efficaci al meglio, devo esaltare soprattutto alcuni lati del mio Kumite; anche perché non posso confrontarmi sempre in maniera diretta con chi ha un fisico superiore al mio.

Non bisogna solo essere veloci e preparati fisicamente, la lucidità mentale in un incontro fa sempre la differenza.— Gabriele De PaolisE

Secondo te, qual è la tua caratteristica come atleta?
Difficile giudicarmi, ma potrei dire il tempismo e l’imprevedibilità.
Non bisogna solo essere veloci e preparati fisicamente, la lucidità mentale in un incontro fa sempre la differenza, poi però spesso sono molto istintivo e tutto viene da solo.

In quale specialità ti senti più preparato?
Mi sento più preparato nel kumite, mi sento a mio agio a muovermi sul tatami con un avversario vero e il karategi è una seconda pelle, le emozioni sono personali, soddisfazione o delusione insegnano allo stesso modo e mai in maniera uguale.
Le sensazioni che però mi ha fatto provare il kumite a squadre sono fortissime e sono indelebili sulla mia pelle! Inizialmente, con la mia primissima squadra, quella del Csak. Poi, la stessa cosa è accaduta con i miei compagni di squadra della Nazionale a Treviso.

L’avversario (reale o psicologico) più temibile?
Direi la troppa sicurezza e il primo incontro.
Sicuramente, come dice il mio maestro Elio, la testa è tutto e la capacità di cambiare e alzare i ritmi fa la differenza. Io aggiungerei il cuore: il motore che spinge spesso oltre.

Che cosa ti ha insegnato il karate?
Il karate mi ha cresciuto.
Grazie al karate, tradizionale, sportivo o a contatto, ma anche grazie a tutti i maestri e amici che ancora oggi mi aiutano, ho imparato ad ascoltare e a rispettare gli altri, ho trovato un equilibrio nella vita che voglio mantenere. Ho capito che non si finisce mai di imparare e di crescere, e che se vuoi qualcosa in più degli altri devi fare tu qualcosa in più.

Il momento che ricordi di più della tua carriera?
Ogni momento e ogni ricordo, a modo loro, sono unici e indelebili, ogni incontro vinto o perso mi ha regalato emozioni, pensieri, e mi auguro di viverne molti altri. La mia carriera è appena iniziata anche se gareggio da quando ero piccolo.

Hai un aneddoto, un episodio del tuo percorso agonistico, che ti piacerebbe condividere?
Mi ricordo con piacere il Mondiale WSKA 2017 a Treviso quando, in semifinale contro gli USA, con la squadra sono sceso per primo e il palazzetto gridava “Italia! Italia!”. Ho dato tutto, ma verso la fine ho concesso un wazari, lasciando il primo punto agli americani.
Uscendo, il Maestro Campari mi sorrise e dandomi una carezza sulla testa mi disse: “Bravo lo stesso”.

Guardi i video di kumite nel web?
Si mi capita, anzi, cerco spesso filmati di kumite sia della nostra federazione, sia dello “sportivo”, dei professionisti, anche se sono due tipi completamente diversi di Kumite, ma io penso che possano coesistere e imparare l’uno dal’ altro.

Ti piacerebbe essere un atleta professionista?
Certamente, credo sia il sogno di ogni persona, se ciò che ami diventa il tuo lavoro.

Ho imparato ad ascoltare e a rispettare gli altri, ho trovato un equilibrio nella vita che voglio mantenere. — Gabriele De Paolis

Cosa pensi del karate alle Olimpiadi?
Bellissimo, ma è arrivato nel modo sbagliato ed è solo una faccia del Karate, sicuramente quella più professionale, ma forse meno marziale.
Secondo me, come in altre discipline, si sarebbero dovuti portare tutti gli aspetti del karate: sportivo, tradizionale e a contatto; anche se immagino sia impossibile, probabilmente per vari e molteplici motivi. Però, sarebbe come portare il nuoto, ma escludendo lo stile rana, dorso o farfalla, oppure nella scherma non avere il fioretto o la sciabola.
Per ora godiamoci queste olimpiadi, dove la selezione da regolamento permetterà di avere a Tokyo solo il meglio del Karate professionistico, che è comunque un inizio.

Come immagini il tuo futuro?
Dal 2017 sono in Nazionale, sono il più piccolo e devo crescere… Non so ancora per certo come sarà il mio futuro, devo prendere la maturità e iniziare l’università, ma sono sicuro che non potrei fare a meno del Karate!
Spero di riuscire a mantenere il mio posto nella Nazionale allenandomi e sudando, cercando sempre di migliorare e, magari, di partecipare alle future trasferte.

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