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Nicola Bianchi

Nicola Bianchi

“Fare kata mi libera da ogni inibizione e mi trasporta in un mondo equilibrato, fatto di controllo e di liberazione di tutta la propria energia.”

NOME
Nicola Bianchi – 3° Dan
LUOGO DI NASCITA
Viareggio
DATA DI NASCITA
07.10.1984
SPECIALITÀ
Kata
SOCIETÀ
Zoshikan Montecatini

MEDAGLIERE

2005
– Camp. It. Ass.: 1° kata ind.
2006
– Camp. It. Ass.: 1° kata ind.
2007
– Camp. It. Ass.: 3° kata ind. / 2° kum. / 4° kata sq.
2008
– Camp. It. Ass.: 1° kata ind. / 2° kata sq. / 3° kum. sq.
2009
– Camp. It. Ass.: 2° kata a sq. / 2° kata ind
– Coppa Shotokan: 2° kata ind.
2010
– ESKA (Germania): 2° kata ind. / 2° kata sq.
– Coppa Shotokan: 2° kata ind.
– Camp. It. Ass.: 1° kum. sq. / 1° kata sq. / 1° kata ind.
2011
– ESKA (Polonia): 3° kata sq.
– WSKA (Chicago – USA): 2° kata sq.
– Coppa Shotokan: 1° kata ind.
– Camp. It. Ass.: 3° kata ind. / 3° kum. sq.
– Campionati Italiani assoluti
2012
– ESKA (Serbia): 1° kata sq. / 5° kata ind.
– Coppa Shotokan Master: 1° kata ind.
– Camp. It. Ass.: 3° kum. ind. / 1° kata ind. / 1° kata sq.
2013
– ESKA (Portogallo): 2° kata individuale
– WSKA (Inghilterra): 2° kata sq. / 5° kata ind.
– Camp. It.i Ass.: 1° kata ind. / 4° kata sq.
– Coppa Shotokan Master: 1° kata ind.
2014
– Camp. It. Ass.: 4° kata sq. / 4° kum. sq. / 4° embu mf / 2° kata ind.
– Coppa Shotokan Master: 2° kata ind.
– ESKA (Svizzera): 5° kata ind.
2015
– WSKA (Polonia): 4° kata sq.
– Camp. It. Ass.: 1° kata ind. / 3° kata sq. / 2° embu mf
– Coppa Shotokan Master: 1° kata ind.
2016
– ESKA (Grecia): 2° kata ind.
– Heart Cup: 2° kata ind.
– Camp. It. Ass.: 2° kata ind. / 2° kata sq. / 2° enbu mf
– Coppa Shotokan Master: 1° kata ind.”
2017
– Camp. It. US ACLI: 1° kata ind.
– Camp. It. Ass.: 1° kata ind. / 2° kata sq. / 3° enbu mf
– Coppa Shotokan Master: 1° kata ind.
– WSKA (Italia): 1° kata sq. / 4° kata ind.
2018
– Heart Cup: 1° kata sq. nazionale
– Camp. It. Ass.: 1° kata ind. / 2° kata sq.

 


 

Quando hai iniziato a praticare karate e perché?
Ho iniziato a praticare karate nel 1990 presso il “Moving Club Viareggio” del Maestro Lionello Biagi. Fin da bambino ho sempre manifestato il mio interesse per le arti marziali che vedevo in tv, nei film e nei cartoni animati.

La propria passione non toglie mai niente se si riesce a farla coincidere con gli impegni e la vita privata.— Nicola BianchiE

Cosa ci dici del tuo maestro attuale e dei tuoi maestri passati?
Nel percorso della mia pratica sono stato accompagnato da tre grandi figure che tuttora porto con me con grande rispetto e orgoglio.
Il Maestro Lionello Biagi, scomparso anni fa, è stato il mio primo maestro e la prima grande figura che con animo buono e un gran sorriso mi ha insegnato tanto del karate. Con lui ho passato i primi 12 anni della mia pratica. Al suo fianco, allievo di Biagi e al tempo già istruttore del settore ragazzi, il ben noto Maestro Mirko Saffiotti, un amico, un giovane insegnante, un grande atleta, una figura che mi ha sempre dato molti stimoli e tanta energia per affrontare le competizioni e i duri allenamenti.
Infine, ultimo incontro del mio percorso e di grandissima importanza, il Maestro Mauro Gori, del quale sono al fianco da ben 14 anni e che riveste per me la figura di guida e di “secondo papà”. Con lui sono passato alla fase adulta del karate, da giovane atleta a senior, da ragazzo a guida di altri giovani, da agonista a praticante-agonista. A lui sono e sarò sempre fedele e grato per il bellissimo percorso intrapreso insieme fino a oggi.

C’è un motivo per cui hai scelto il Karate Tradizionale o è stato casuale?
La scelta del karate tradizionale è stata puramente casuale direi. All’età di sei anni non avevo certo idea di cosa avrei intrapreso.
Immagino che, preso dall’euforia per un cartone con dei pugni atomici o dei calci volanti roteanti… abbia stressato mia madre al punto da farmi intraprendere questo percorso. Ricordo che feci 2 mesi di judo come prima prova, ma me ne stancai facilmente. Approdai quindi al Moving Club Viareggio, da Biagi e Saffiotti, grazie al suggerimento di un parente in relazione con gli insegnanti, e lì rimasi per anni.

Quando sei diventato agonista?
Sono diventato agonista da subito, a cintura bianca facevo già le gare di kata con grande frequenza.
Le gare sono per me un lato del karate che mi ha sempre stimolato e divertito.

Dove, come e quanto ti alleni? Oltre agli allenamenti con la Nazionale, fai anche una preparazione atletica?
Attualmente mi alleno con il M° Gori alla Samurai Karate Do Viareggio (di cui sono responsabile del settore ragazzi), oltre che alla Junkan Dojo Camaiore di cui sono presidente e allenatore insieme a mia moglie Annalisa Casini.
Quanto mi alleno? Praticamente tutte le sere sono in palestra per allenarmi, essere allenato e allenare, weekend spesso inclusi.
La preparazione atletica viene svolta principalmente nel periodo estivo. Caratteristica della mia palestra è infatti la costanza dei corsi durante tutto l’anno (festività incluse).

Com’è il rapporto con i tuoi compagni di squadra?
Ottimo direi. Per mia grande fortuna ho un bel gruppo agonisti che mi affianca, un grande gruppo di allievi che saranno il futuro del mio dojo e un bellissimo gruppo di Over (i “ragazzi” che hanno superato l’età agonistica) che ci sostengono e ci danno tanta forza.

ll tempo che dedichi agli allenamenti, condiziona i tuoi rapporti e la vita privata? Cosa ti ha dato e cosa ti ha tolto praticare agonismo?
La propria passione non toglie mai niente se si riesce a farla coincidere con gli impegni e la vita privata. Questo non è sempre un processo facile, ma per mia fortuna ho una bellissima moglie che condivide con me il karate, il dojo, le competizioni e tutti i sacrifici da affrontare a riguardo. Direi che la mia vita privata e la mia passione si sono sposate perfettamente.
Per quanto concerne le amicizie e il lavoro, la mia passione non mi ha privato di niente. Il karate mi ha portato ad avere affetti legati a esso e mi ha tolto quei rapporti che con maggiore difficoltà non si confacevano a questo e quindi alla mia vita. Rimane solo un po’ di difficoltà a far coincidere la mia professione di architetto con gli allenamenti, ma questa è una lotta che affronterò e risolverò pian piano.

Lo scoglio personale su cui hai dovuto, o devi ancora, “lavorare” maggiormente?
Ho passato la mia infanzia in una palestra dove si allenava quasi esclusivamente kata. Nelle gare di kata ho avuto buoni risultati fin da bambino e questo mi ha portato ad affinare sempre più questa specialità agonistica. Mi è mancata l’esperienza del kumite fin dopo la maggiore età e anche dopo ho mantenuto una propensione personale per il kata e i bunkai. Lo scoglio è stato quindi apprendere questa lato del karate agonistico con una consolidata impostazione differente.

Secondo te, qual è la tua caratteristica come atleta?
Ho sempre affrontato le difficoltà con un buon sorriso, o almeno credo di averlo fatto: il mio motto è “vince chi sorride”. Come atleta credo che si traduca in un buon animo nell’affrontare allenamenti e gare… che detto in parole povere: sono cocciuto e sbatterci il naso mi piace, perché mi dà carica e voglia di imparare.

In che cosa ti senti più preparato? La tua specialità che cosa ti permette di provare o di esprimere sul tatami?
Sicuramente il kata (sia a squadre che individualmente). Fare kata mi libera da ogni inibizione e mi trasporta in un mondo equilibrato, fatto di controllo e di liberazione di tutta la propria energia. Fare kata è come liberare il proprio fiume e poterlo controllare con le mani, un bellissimo equilibrio! 

Il mio motto è “vince chi sorride”. Come atleta credo che si traduca in un buon animo nell’affrontare allenamenti e gare…— Nicola BianchiE

L’avversario, reale o psicologico, più temibile?
L’avversario più temibile è quello che non si riesce a raggiungere, quello che ha qualcosa più di te, per cui devi trovare una soluzione con gli strumenti che hai. Si tratta di quell’avversario più forte in partenza per il quale devi reinventarti per sconfiggerlo. Questo è l’avversario più temibile, ma anche il più bello da incontrare secondo me.
A volte è una mia idea, a volte è sul tatami… fatto sta che l’ho incontrato tante volte.

Che cosa ti ha insegnato il karate? Ti ha cambiato?
Essendoci cresciuto non saprei cosa di preciso. Banalmente risponderei tutto. Per me è un po’ come chiedere cosa ti ha insegnato un genitore dalla nascita: un po’ tutto in tante sfere della vita. Sono cresciuto finora con il karate.

Il momento più appagante e quello più spiacevole della tua carriera?
Per come sono fatto non ho avuto momenti spiacevoli: difficoltà, cadute, infortuni e problemi sono state fasi un po’ particolari, ma sempre istruttive.
Il momento più felice della mia carriera è stato avere le lacrime per la vittoria di mia moglie ai recenti campionati del mondo a Treviso: entrambe le nostre squadre kata avevano vinto, io ero sul podio individuale e lei vinceva l’oro mondiale. Quella è stata la prima volta che mi sono sentito di aver vinto io stesso pur non essendo io.

Hai un aneddoto, un episodio del tuo percorso agonistico, che ti piacerebbe condividere?
Anni fa mi ruppi una mano, il raduno per essere selezionati nella rosa della Nazionale era prossimo e per me valeva l’accesso. Era una fase difficile, ma si trasformò in uno dei momenti più belli della mia carriera. Al raduno ci chiesero di eseguire kankudai a coppia, due alla volta. I Maestri più illustri erano seduti di fronte agli atleti chiamati, assieme gli atleti più esperti. Avevo una mano ingessata fino al gomito e non potevo utilizzarla. Nonostante tanti mi dicessero di giustificarmi, decisi di fare kata con un braccio solo. Ciò che potevo eseguire con il braccio buono lo avrei fatto, il resto lo avrei fatto immaginare effettuando tutto ciò che potevo fare della tecnica (posizione, movimento delle anche, respirazione, zanshi, pressione ecc.), ma senza l’arto fuori uso. Andò bene e non mi sbagliai…
Alla fine del kata il Maestro Acri disse “Bene, ma vogliamo rivederti con entrambe le braccia” e l’intero palazzetto, fatto di amici, avversari e pure i Maestri seduti davanti a noi, mi fecero un grosso applauso. Qualcuno si alzò perfino in piedi! A ripensarci fu incredibile.
Fu una grande rivincita e un momento che mi si stampò nel cuore. 

Oggi, con il web, c’è la possibilità di accedere a molte più informazioni che in passato anche riguardo al karate, lo utilizzi per informarti?
Utilizzo continuamente la rete web per informarmi, vedere e, perché no, prendere spunto per studiare. 

Ti piacerebbe essere un atleta professionista?
Mi sarebbe piaciuto se essere un atleta professionista mi avesse dato la possibilità di poter far fronte alla vita di tutti i giorni. Se fossi stato retribuito a sufficienza sarebbe stato bellissimo, perché avrei potuto praticare continuamente sostenendo la mia famiglia.
Tenendo strettamente conto della domanda, al momento spero di poter diventare un insegnante professionista 

Credo nel karate come un organismo che cresce e si sviluppa continuamente. Ho fiducia nella mia arte marziale.— Nicola BianchiE

Che cosa pensi del karate alle Olimpiadi?
Che se avessi qualche anno in meno mi piacerebbe competere per essere selezionato!
Credo nel karate come un organismo che cresce e si sviluppa continuamente. Ho fiducia nella mia arte marziale, per cui immagino che questo sia una buona fase, una nuova esperienza, un nuovo traguardo. Tuttavia, va ricordato che siamo all’inizio di questa nuova fase e come tutte andrà affinata e organizzata meglio.

Cosa vedi nel tuo futuro?
Vedo la palestra che ho fondato, la Junkan Dojo, appoggiata dal mio maestro e dai miei amici, sostenuta da un gruppo di atleti molto competitivi e uniti, guidata da me e Annalisa. Immagino un futuro in cui insegno karate meglio di come me lo hanno insegnato, un dojo dove nascono allievi migliori e più forti di quanto lo sono stato io. Insomma spero e credo in un futuro in cui sarò un “contributore” del karate prossimo.

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