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1° principio per una presenza equilibrata: principio del momento presente (Mokusō)

1° principio per una presenza equilibrata: principio del momento presente (Mokusō)

La pratica marziale permette di apprendere dei principi alla base del vivere in equilibrio e in armonia con se stessi e l’Universo.

Quando si pensa a un artista marziale, spesso, si pensa a una persona calma, sicura di sé, equilibrata nelle azioni, concentrata, essenziale nei modi e nelle abitudini, rispettosa di sé e degli altri. In altre parole, una persona retta e con una presenza perfettamente equilibrata.
Queste qualità che, come detto, si ritrovano in parte o tutte assieme in colui il quale pratica con sincerità, costanza e dedizione la marzialità, da cosa derivano? O meglio ancora, attraverso quale tipo di allenamento queste caratteristiche, piano piano, iniziano a manifestarsi e diventare parte dell’essenza stessa della persona?
Non ci sono degli esercizi specifici per lavorare su una specifica qualità. La pratica marziale nel suo insieme, permette di coltivare e apprendere in maniera quasi inconsapevole alcuni principi.
Principi che sono alla base del vivere in equilibrio e in armonia con se stessi e con il resto dell’Universo.

…in breve tempo, si passa dalla ricercata espressione del fare alla naturale espressione del nostro essere.

Principi per una presenza equilibrata
Anche dare un nome ai principi che sottendono a una presenza equilibrata non è facile, ma volendo esplicitarli a parole, potremmo parlare di:

  • Principio del Momento Presente
  • Principio dell’Attenzione
  • Principio della Risolutezza
  • Principio del Non Voler Possedere

Per ognuno di essi è possibile individuare uno o più esercizi o uno o più concetti marziali che, se allenati, permettono di lavorare sul singolo principio, incarnandolo nel corpo e introiettandolo.
Utilizzare (anche) il corpo come mezzo per fare esperienza aiuta a collegare sensazioni corporee e gesti a nozioni più astratte. Inoltre, lavorando in parallelo con intelletto e corpo, si velocizza non poco la fase di apprendimento del principio. In questo modo, in breve tempo, si passa dalla ricercata espressione del fare alla naturale espressione del nostro essere.

1) Presenza equilibrata e Principio del Momento Presente
Tutti noi nel corso della nostra vita ci troviamo a pronunciare frasi del tipo: “Questa estate, quando sarò in ferie mi prenderò il tempo per leggere quei libri che se ne stanno sul comodino, mi prenderò cura di me facendo delle belle e rilassanti passeggiate e poi finalmente uscirò un po’ perché non ne posso più di questo estenuante ritmo casa-lavoro.”
Oppure: “Quando andrò in pensione mi rifarò di tutto. Mancano ancora solo dodici anni e poi investirò i miei risparmi in una casetta al mare e finalmente farò quello che mi piace. Fino ad allora, devo tenere duro”.
Spesso rinviamo a un altro momento, le cose che avremmo voglia di fare oggi. Le posticipiamo per riguardo nei confronti degli altri, per non sentirci egoisti, perché non riteniamo essere il momento opportuno ecc. Ma la vera domanda è: arriviamo a fare veramente queste cose? La risposta, il più delle volte, è un no.

Si tratta quindi di accettare il momento presente senza giudizio.

Le persone che dividono la vita in fasi e momenti temporali partono dal presupposto di avere pieno controllo sul tempo e sulle situazioni, ma come fanno a sapere che vivranno tanto a lungo per godersi la pensione in salute o che la vacanza tanto attesa trascorrerà esattamente come pianificato?
Ripensiamo ora a quante volte ci siamo detti: “Che bello essere qui e fare ciò che sto facendo. Come è bella questa mia vita e quanti momenti indimenticabili mi regala ogni giorno”. Ci capita spesso di dirlo? Anche in questo caso la riposta, il più delle volte, è un no.
Vi siete mai chiesti perché quando facciamo quello che ci piace stiamo bene? La risposta potrebbe essere: perché siamo totalmente concentrati e immersi nel momento presente, l’unico momento che, se vissuto con pienezza, può farci stare bene.
Invece, passiamo le giornate come se vivessimo alla continua ricerca di qualcosa che è lì, a pochi passi da noi, ma non riusciamo mai a fare nostro del tutto. Allo stesso tempo, ci lasciamo sfuggire dalle mani ciò che abbiamo e che sarebbe già nostro.

La bellezza unica del momento presente
Iniziamo quindi a pensare che, a prescindere da ciò che ci è accaduto ieri, da ciò che ci capiterà domani, è bello che esista il momento preciso in cui siamo ora, perché è l’unico che possiamo vivere, l’unico in grado di farci stare bene se lo viviamo a pieno e lo riconosciamo come tale.
Si tratta quindi di accettare il momento presente senza giudizio, senza volerlo per forza confrontare con il passato e senza troppe aspettative nei confronti di un futuro che non sappiamo neppure, se mai arriverà.
È importante ricordare che ogni momento è unico, arriva, se ne va e non torna più. Possono esserci momenti simili tra loro, migliori o peggiori, divertenti o tristi, ma quello appena passato è comunque un momento che non tornerà mai più. Inutile sprecare energie per trattenere qualcosa che non può essere trattenuto.
Un secondo, un giorno, un’ora, nella loro essenza non sono né belli, né brutti. Esistono e basta. Sono “belli” semplicemente perché esistono. Ciò che accade in uno specifico momento della nostra vita è relativo. Il momento diventa più o meno importante in base a cosa ne facciamo e a come decidiamo di viverlo.

Quello del mokusō diviene dunque un momento di piena coscienza.

Parallelo marziale: Mokusō
Gli artisti marziali hanno a disposizione differenti strumenti per allenare la presenza nel “qui e ora”, primo tra tutti il mokusō 黙想 (traducibile come “silenzio della mente”). Praticato in piedi (ritsurei 立礼) o in ginocchio (zarei 座礼), permette di realizzare quel “vuoto mentale” che è il preludio alla presenza e alla calma.
Nelle arti marziali giapponesi è stata introdotta la pratica del mokusō come strumento per traghettare la mente dal mondo quotidiano alla pratica, portando quindi la nostra mente ad abbandonare i pensieri non indispensabili, così da sviluppare e permettere la necessaria presenza e concentrazione.
Quello del mokusō diviene dunque un momento di piena coscienza, di passaggio che ci permette di lasciare da parte lavoro, e-mail, telefono ecc. e prepararci alla pratica marziale, riappropriandoci della nostra “interezza”. In questa fase il corpo si rilassa e si prepara all’azione, il respiro si fa calmo e regolare e la mente passa dalla condizione di torrente vorticoso a quella di lago calmo.

Nei prossimi articoli proseguiremo nell’analisi degli altri principi in maniera dettagliata.

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